sabato 26 gennaio 2008

Merci preziose al mercato ortofruttifero.

04 Gen,
Bequia


Dopo l'idilio di Mayerau, che all'unanimità abbiamo eletto la più bella, la preferita, fra le isole finora visitate, ci siamo spostati a Bequia.
Siamo atterrati a port Helisabet, saltando a pie' pari una serie di isolette che ci sarebbe piaciuto visitare: la sperduta e minuscola Petit Tabac proprio alle porte del "World's end reef", Canouan con la sua forma a Y e le acque smeralde, Mustique attrazione e calamita di vip e curiosi, Battowia e Petit Nevis, e tante altre si potrebbero nominare.

Ci siamo accontentati di seguirne i profili in navigazione, ed accarezzarle con gli occhi.
Daltronde non basterebbe neppure essere padroni di una barca per poter visitarle tutte, bisognerebbe disporre anche del tempo - di per sè merce rara - e soprattutto possedere il vento ed il mare sempre a proprio vantaggio.
Ogni viaggio impone delle decisioni di percorso che inevitabilmente sottraggono l'esperienza di luoghi stupendi, poco male: sarà la dispensa dei viaggi futuri.

Sbarcati a terra abbiamo espletato le formalità doganali, prelevato i soldi e fatto i soliti e noiosi bilanci della cassa comune, per poi concludere le faccende con un rabbocco di cambusa.

Ci siamo dunque rifocillati con un pollo cucinato alla brace di un cortile all'aperto su cui si affacciava una piccola taverna a conduzione familiare: le figlie stavano al bancone, la madre a preparare il riso ed i legumi in cucina, il padre al barbeque, e gli amici intorno a ridere e schiamazzare.
I Tavoli erano in realtà una lunga tavolata comune, attorno alla quale ci si spostava e ci si stringeva per far posto ad i nuovi arrivati. Fra di noi gente del luogo e qualche turista (tutti velisti) ed il tempo è passato fra le chiacchiere confuse ed amalgamate in lingue differenti.
Evitate cosi' le ore piu' calde e riempito lo stomaco, siamo saltati su un taxi per raggiungere Fort Hamilton.

Piu' del "forte" (quattro cannoni in croce su uno spiazzo) meritava la vista della baia con le barche alla fonda, e la corsa in taxi.
Qui non sono come a Grenada o a S Lucia. Qui usano tutti dei PickUp che attrezzano con un tendalino sul retro, dove vengono caricati i clienti; la forma è funzionale perchè il viaggio risulta ventilato e rinfrescante. Certo, bisogna fare attenzione a non rotolare fuori durante le lunghe salite.
Sulla via del ritorno parliamo con il guidatore, un ragazzo simpatico che pero' è scontento del suo lavoro: il gasolio costa troppo e la concorrenza è tanta, senza parlare che dieci anni fa la baia era una distesa di barche, non come ora... (e pensare che a noi era parsa affollata).
Poi parliamo della pubblica amministrazione, delle tasse, del mercato del pesce.
All'arrivo contrattiamo sul prezzo, ma è stato gentile e simpatico - oltre ad averci dato qualche dritta - e gli diamo senza insistere la cifra che vuole.

L'ultima tappa prima di rimontare sul dinghy è il mercato della frutta e verdura: un capannone in muratura aperto da ogni lato, al cui interno si sbirciano montagne di frutti esotici e pile di verdure.
Non facciamo nemmeno due passi che tutti i venditori scattano verso di noi, ognuno con qualcosa di diverso da offrirci in una mano ed il coltello per sbucciarlo e fare le porzioni nell'altra.
Per convincerci della bontà alcuni mangiano un pezzetto della propria merce con aria soddisfatta. Ci muoviamo strabiliati tra odori e colori con il nostro stuolo questionante di venditori, fino a quando non si convincono anche loro che non abbiamo bisogno di altra verdura, e che volevamo solo visitare il mercato.

Quale la cosa piu' bella? La merce piu' rara?
L'ironia con cui i mercanti stessi hanno scritto sulle pareti a caratteri cubitali: "IL CLIENTE HA DIRITTO DI SCEGLIERE IN PACE, SENZA ESSERE ATTORNIATO O STRATTONATO... I mercanti."
P1041260

4 commenti:

anna grazia ha detto...

sto facendo una prova poi ti riscrivo

anna grazia ha detto...

va bene così oggi la giornata a milano è di un grigiore compatto sogno i luoghi che vedo nel tuo diario,a da venir.....l'estate!!!

franco carlo ha detto...

A proposito di viaggi futuri alla scoperta delle seicento isolette delle Antille francesi che non avete potuto visitare,mi prenoto ad un imbarco come medico di bordo,magari su una bella barca d'epoca di tua proprietà(e perchè nò-non si sà mai quello che può succedere nella vita)e se è necessario posso pure aiutarti al carteggio o al timone ma, non in cambusa,come cuoco non valgo molto ,anche se sò cucinare il pesce alla greca (ricoperto di sale)..e le uova al tegamino-e se,come comandante proprio me lo imporrai,in via eccezionale,potrei fare una discreta "carbonara".Intesi però che ti raggiungerei via aerea a Fort de France perchè 15 giorni di attraversata atlantica("per lo mare aperto") non mi attirano molto.Purtroppo.."delli vizi umani
e del valore" ormai sono abbastanza esperto!
ciao Ishmael,gira,gira,perchè questa è la tua ora propizia..e avrai tante cose da raccontare e da insegnare ai tuoi futuri nipoti
-e quanto a narrativa te la cavi bene!!!

Anonimo ha detto...

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