lunedì 28 gennaio 2008

ALL'ARREMBAGGIO DEI PIRATI

05 Gen,
S. Vincent, Wallilabou


I Caraibi rappresentano nell'immaginario collettivo una meta verso cui fuggire. Forse perche' per anni queste isole frastagliate e sparpagliate - perfette per nascondersi ed assaltare - sono state teatro delle scorribande dei Pirati che ne hanno rallentato la colonizzazione rendendole "terre di nessuno", e forse per questo potenzialmente di tutti.

Grandi Capitani e guerrieri come Van Dyke o L'Olandese Volante, Barbanera, Barbosa, assaltavano i velieri degli assaltatori (britannici, francesi e spagnoli) e rallentavano il dominio europeo in isole sperdute, a volte instaurando regimi libertini in cui chiunque poteva andare e venire, nascondersi, o commerciare in ogni sorta di bene (o male).
Qualcosa di simile continua ad accadere: il baluardo dei pirati nelle windward islands (le leeward - dalla Martinica in su per intenderci - sono ormai completamente "occidentalizzate") e' proprio S. Vincent, dove ci stiamo recando.
Qui si produce il 99% della ganja spacciata nei caraibi, e lungo le coste, di notte, le barche possono essere assaltate. Le guide ed i portolani sconsigliano di fermarsi, ed in effetti di barche lungo la costa si contano sulle punte di una mano.
Ovviamente fa eccezione una piccola baia a meta' della costa occidentale, di nome Wallilabou.


Dove hanno fallito la macchina del turismo e la politica e' riuscita la cinepresa americana. Qualche cinematografaro col bernoccolo della pirateria e' sbarcato con una ciurma guidata da Jhonny Deep ed ha instaurato un forte di cartapesta e la scenografia di una colonia dell'epoca intorno ad un vecchio molo e alla locanda vicina. Come risultato Wallilabou Bay e' diventata porto franco per turisti "alpitour" in cerca di uno scalo sicuro per potersi sentire avventurieri nella "pericolosa" S. Vincent.
Niente di male, intendiamoci... si fossero almeno portati via i container e gli altri relitti della scenografia...
Ad ogni modo anche noi seguiamo i consigli del portolano e sbarchiamo in questo chicco di Holliwood incastonato nella selvaggia S. Vincent.
A duecento metri dalla costa inizia gia' a venirci incontro il "comitato di accoglienza": bambini, ragazzi, e uomini di ogni eta' che a bordo dei mezzi piu' vari ed improvvisati circondano le barche offrendo ogni tipo di servizio.

La merce che hanno a bordo in genere non e' un gran che, ma nel giro di un'ora possono tornare con qualsiasi cosa.
- Pane? Frutta? Pesce? Aragosta? Ganja? Collane?
Cerchiamo di convincerli che abbiamo appena fatto cambusa.
Un bambino si avvicina a nuoto:
- Hai del filo di nilon? Se me lo dai peschero' per voi.

Nuove rovine antiche.

Al tramonto facciamo un giro per il set, c'e' un'atmosfera strana: un misto di parco giochi abbandonato e cimitero indiano dal sapore di antiche rovine nuove di pacca.


Per meditare Ci prendiamo un aperitivo sulla terrazza vicino al molo.
Bisogna riconoscere che quelli non sbagliano un colpo: la baia arrossata dal tramonto e' stupenda, alle spalle la selvaggia savana e davanti l'oceano... sorseggiamo guardando commossi la nostra barca ormeggiata in mezzo a tutto questo, come una cigliegina sulla torta.\



LA BELLA LA VA' AL FOSSO.

06 Gen,
Mattina


Dopo una buona colazione ci inoltriamo nell'isola per raggiungere le cascate.
La vegetazione e' fitta e accavallantesi: le piante crescono in ogni direzione, su tutti gli assi possibili.
Alberi, fiori, cespugli, palme e liane si abbracciano e si stringono in modo che solo la ruspa, con grandissima fatica, potrebbe forse squarciare.

Le liane colano su tutta l'isola come parmigiano filante su una montagna di pastasciutta.
Camminando ci imbattiamo in una casetta che sembra uscita da "Il Mago di Oz": all'esterno un giardino molto curato e colorato, con delle stranissime statue in latta. E' la bottega di un artista, vende souvenir ai turisti.

Proseguiamo il cammino verso le cascate fino a quando il rumore dell'acqua scrosciante ci annuncia che siamo arrivati.
Qui il paesaggio e' uscito dalle pagine di Robin Hood: un grande albero snoda i suoi mille rami attraverso i raggi del sole, mentre le radici avviluppate che vanno a formare il fusto si aprono a mordere un masso gigante, su cui l'albero intero si appoggia.

E' incredibile come la scoperta dell'acqua dolce riempia di gioia ed euforia il viaggiatore bruciato dal sole.
In men che non si dica ci tuffiamo ed iniziamo a giocare come bambini, poi facciamo il bucato.

All'arrivo di una famigliola di plurimiliardari - il cui capofamiglia ha i capelli cosi' perfetti ed impassibili ai getti delle cascate che ci chiediamo se li abbia comprati all'ikea - ci divertiamo a scandalizzarli un po' atteggiandoci a lavandaie napoletane, schiamazzando e cantando, sbattendo i panni contro le rocce mentre ci grattiamo il culo.
Le figlie ci guardano impaurite da dietro i loro occhiali da 700 dollari, mentre la loro guida sogghigna sotto i baffi e ci fa segno di approvazione.

2 commenti:

daria ha detto...

hai nell'i pod la canzone che fa "Maracaibo mare forza nove..." e amapola? secondo me sono perfette mi risuonano nelle orecchie da un po' di giorni e pensare che con un volo last minute (h0 una settimana di vacanza per carnevale dal 4 al10 di febbraio potrei usufruire dell'ospitalità di Flavia e Fabio che ti raggiungeranno presto eche invidio ma va bene, vatutto bene anche così perchel'8 e il 9 saremo a Parigi grazie al tuo regalo e a quello di daria.Fabio ti ha sistemato il telefono.ciao giovane Barbarossa buon vento.

franco carlo ha detto...

Certo che fra tutti i grandi capitani ed avventurieri dovremo ora aggiungere alle saghe marinare delle isole windward anche Cpt.Ishmael un "corsaro" avventuroso come te (ti manca solo la benda nera sull'occhio
perchè dalla foto col barbone e con la grinta che sfoderi, assomigli proprio ad una della ciurma
di una nave pirata).A meno che tu non sia un lontano discendente di qualche marinaio del Bounty che il Cpt.William Bligh, dopo aver piantato l'albero del pane proprio a Saint Vincent, si è dimenticato di riprenderlo a bordo.Vedrai che troveremo qualche inedito libro di Salgari che parla di "Ishmael Il Pirata delle Antille".Quindi niente paura di arrenbaggi pericolosi-fra pirati ci si intende!-
Quanto al forte di cartapesta di Wallilabou come meta turistica mi richiama la memoria una località sperduta della Sardegna,S.Giovanni in Sinis, dove esiste un intero villaggio "messicano" in vera pietra e mattoni dove hanno girato
i western di Sergio Leone e dove sembra di stare a Las Paz.(si sentono ancora gli echi degli spari
delle colt"infallibili" di Clint Eastwood & compagni)
Comunque degli occhiali da 700$ non ti fidare troppo perchè possono fare brutti scherzi a chi li indossa,soprattutto se giovani ragazze multimiliardare e magari bruttine.Se vedono un pirata barbuto che si gratta il lato B
fanno finta di scandalizzarsi ma,
sbavano per "divorarselo".
sai le lenti di ingrandimento, magari azzurrate, "ingigantiscono" tutto,anche.. un povero pirata che
fà il bucato ...alla napoletana.
Non per niente la guida ammiccava
soddisfatto della bella figura di organizzatore che gli avete fatto fare.Ma per caso non è che vi ha
pagato per fare lo show turistico
"all included"?
Shalom Ishrael.Buon viaggio