venerdì 28 dicembre 2007

LAND! LAND!

Martinique
14 dec 08:15 utc -4

Alla luce del mattino del 15esimo giorno di navigazione stiamo seguendo la costa della Martinica.
Fra qualche ora saremo nel porto di Le Marin, ed il mio pensiero vola alla bistecca al sangue che addentero' trangugiando un buon vino rosso.
Dopo 3600 miglia di navigazione alla continua ricerca di vento e velocita' (con un picco di 14 nodi ed una media di 10) siamo giunti nel nuovo mondo...
I prossimi giorni li dedichero' a visitare l'isola e godermi le palme, i cocqtails e le notti caraibiche; dritto dritto nel cuore di una nuova e diversa civilta trovata dall'altra parte dell'oceano.

Tensioni psicologiche e cosce di maiale...

Atlantico
12 Dec 18:30 utc


Dopo i segni di logorio alle manovre non hanno tardato a manifestarsi quelli ben piu' nefasti ai nervi dell'equipaggio.
Chi piu', chi meno, ciascuno ha avuto occasione di esternare una piccola parte del peggio di se'.
E' curioso osservare le differenti modalita' attraverso cui persone con storie e culture diverse si abbandonino all'irrazionale quanto momentaneamente inebriante sfogo di rabbia, noncuranza, o egoismo ottusi e qualunquisti.
C'e' chi scoppia in invettive chiassose contro tutti e tutto, chi se la prende perversamente con il piu' debole di turno, chi si chiude in se' lanciando subdolamente messaggi agli altri per farsi compatire, chi fa sfoggio ostentato di volgarita' e menefreghismo, chi si da malato o troppo occupato (in qualche oscura e segreta impresa) per dare una mano.
Pur potendo vantare di essere fino ad ora l'unico a non essere ancora caduto in uno di questi sfoghi, ho avuto anch'io il mio momento di cedimento.
Dopo giorni di grandi fatiche mi sono oggi appressato alla cucina per cercare qualcosa da mettere sotto ai denti. Nel forno, una bella bistecca di maiale mi guardava ammiccante. Sapevo che la porcellina era promessa sposa a qualcuno - per la legge aurea della razzionalizzazione delle provviste che vige sovrana a bordo - ed ero anche sicuro che quel qualcuno non aveva ne' la mia faccia, ne' il mio stomaco che ora gorgogliava nel ricordo della sorella porcellina assaporata la sera prima.
Sapevo che ne avrei privato qualcuno, eppure l'avevo gia' divorata.
Il cornuto, mazziato, e soprattutto affamato, non ha tardato a manifestarsi: con tutta la diplomazia di cui ero capace ho cercato di scusarmi e di rammaricarmi sinceramente per aver torto il pane di bocca ad un mate, offrendomi anche di riparare confezionando un pasto alternativo.
Purtroppo la bocca affamata era quella di Peter (il primo ufficiale) che si e' prodigato in una manifestazione di iracondia e volgarita' degna di un randagio a cui hanno sottratto l'osso.
Senza fare un plisse, l'ho invitato a calmarsi e gli ho promesso un sandwich, facendo finta di non dare il minimo conto alla valanga di insulti che mi ha riversato addosso.
Peter e' un "quaquaraqua'" - come direbbe Sciascia. Uno di quelli convinti di mostrare valore ostentando espressioni volgari, uno di quelli che abbassa i toni col padrone, e li alza col garzone.
Gli ho portato un bel piatto con diverse cibarie, prosciutto e formaggio, e mi sono seduto ad aspettare che sbollisse la rabbia e si scusasse per le parole sbraitate. Non e' successo, poco male: l'infantile mancanza di controllo dimostrata e peggio ancora la mancanza di sicurezza per scusare una sfuriata, gliela si legge in faccia quando cerca di strapparmi un sorriso benevolo con qualche battuta. A volte mi fa talmente pena che evito di infierire, ma per lo piu' cerco di risparmiarmene la superflua compagnia.
Quando saremo a terra mi assicurero' che il suo intelletto limitato abbia ben compreso il disprezzo che provo nei suoi confronti.
Daltronde in mare i litigi non servono a nulla e degenerano invece di sbollire ed evaporare la discordia; con calma - in porto - mi togliero' lo sfizio di ricordargli come lui sia crollato in un isterismo da bambinetto, ed io in tutta rispota o mantenuto la calma e gli ho fatto un panino.
Sara' anche un crogiolarsi vanesio, ma a volte e' dolce la consapevolezza di esser stati la soluzione, e non il problema.

Tensioni della barca e tensioni del corpo.

Atlantico.
9 Dec. 7:59 UTC
Da qualche giorno i primi segni di logorio da alcune manovre, principalmente i preventer (ritenute) che sfregano, sbattono e si strappano; bozzelli e scotte sotto costante sforzo a volte cedono e vanno sostituiti.
Avarie piu' gravi e fastidiose (dovute principalmente al fatto che la barca non e' adatta alla navigazione oceanica) hanno riguardato il sistema wc di dritta rendendo l'aria in buona parte della barca irrespirabile per qualche giorno.

Oggi sono stremato, la mia cabina e' proprio adiacente al guasto e la puzza mi ha provocato una nausea forte, impedendomi di dormire per quasi 2 giorni.
Sono arrivato addirittura a maledirmi per l'idea di imbarcarmi ad attraversare tanto ero stremato dalla nausea, dal tanfo, dal sonno che mi sembra mancare da secoli e dal cibo che non riesco a convincere a starsene nello stomaco.
Paradossalmente piu' va male e piu' sono solerte nei miei compiti a bordo: a timonare non manco di surfare le onde piu' difficili, se c'e' da ammainare lo yenkee two sono il primo ad avventurarsi a prua sul lungo bompresso in legno, noncurante delle onde e del vento.
Se la nausea mi stritola lo stomaco non rifiuto alcun compito sotto coperta. Sorrido, e mi carico nello sfoderare tutta la mia determinazione quando gli altri basiti osservano la mia faccia stremata andare a sudare in cucina per preparare maiale e patate arrosto. Strappo gli applausi, ma non mi gusto il mio pasto perche' devo correre a trovare un posto dove sfuggire l'olezzo e fare la pace col rollio, per cadere nel sonno - unica regione in cui sfuggo la nausea - ed assimilare un' po' di energia.

Ho sviluppato una certa tecnica.
Alla fine del mio turno di guardia, alt timone o appena dopo aver cucinato (a volte le tre cose cadono anche in sequenza), bevo qualcosa di dolciastro e spiluzzico qualcosa di cioccolatoso; poi scendo in coperta ed aspetto: non cedo alla tentazione di consumare il piu' succulento pasto caldo che ogni giorno prepariamo per cena, perche' so che il rollio e la puzza richiameranno puntualmente il mio stomaco a rendere il suo sacrificio quotidiano. Sbrigo dunque il rito esorcistico, ed approfitto poi di quei 10-15 minuti di benessere e lucidita' che lo stomaco vuoto mi regala per impegnarmi a riempirlo al piu' presto con qualcosa di sano e sostanzioso. Successivamente devo sprofondare in un sonno sordo (o quantomeno un torpore sufficiente ad inibire i miei sensi e smorzare i trambusti dell'apparato stabilometrico).
Piu' lo sforzo e' grande, piu' la mia tenacia in grande onranza ne sale; chiaramente.
Pero' il fisico e' stanco, ed io mi chiedo quanti giorni ancora riusciro' a mantenere il sorriso e la calma, due ingredienti fondamentali per chiunque, ma per chi naviga ancor di piu'.

DEEP BLUE.

Atlantico
6 Dec 03:50 utc
course: 270*


In mezzo all'Oceano tutto e' scandito dal ritmo delle onde: immense e - per noi tranquilli navigatori mediterranei - assolutamente spropositate.
La marea e' la regina del Divenire: ben presto ci si accorge che anche solo tentare di muovere un passo senza considerare la sua legge (senza conformarsi all'alternanza di possibile ed impossibile tessuta dal ritmo e dalla direzione delle onde) comporta uno sforzo mostruoso e ben presto porta al fallimento. Inutile tentare di alzarsi dalla cuccetta quando suona la sveglia o si ha voglia di una boccata d'aria: bisognera' aspettare la rollata giusta, muoversi, e dunque fermarsi ancora; attendere obliqui che lo scafo scali il dorso dell'onda per poi spostarsi velocemente sospinti dalla discesa nel cavo: raggiungere un buon punto dove ancorarsi ancora, in attesa della prossima onda con cui volteggiare fino al successivo passo. Poi fermarsi ancora. Perche' se testardamente si tenta di proseguire a camminare, come faremmo a terra, invece di essere accompagnati dallo scafo che rolla sull'acqua veniamo scaraventati dalla parte opposta, come mossi da una mano invisibile.

Non si puo' contrastare il mare che investe la poppa della barca facendola rollare al ritmo di una gravita' nuova: all'interno della barca e sul ponte la forza di gravita' e' relativa alle onde e rolla intorno alla chiglia. Possiamo farcene una ragione, seguire i passi improvvisati dall'acqua di questa danza particolare, ma bisogna abbandonare la volonta' di scandire il tempo con le nostre azioni, e rassegnarsi alla frequenza, alla altalenante tempistica del mare che crea il tempo ed il divenire delle cose.

Piu' tardi...

Come si spiega un posto dove cio' di cui normalmente ci stupiamo prolifica e si moltiplica a dismisura?
Non si vedono pallidi tricolori: qui "arcobaleno" significa davvero la firma di Dio. Una mattina ce ne erano tre, contemporanei, a marcare l'orizzonte con punti cardinali ad incrociarsi. Larghe e nitide bande colorate che si estendono a ricordarmi che non c'e' solo il blu del mare e tutta quella gamma di argentinei colori che i riflessi del sole inventano sull'acqua...
Poi arriva la notte ed il cielo limpido regala lo spettacolo delle costellazioni in rivoluzione.

Se potessi per una notte esentarmi dai miei compiti a bordo, sacrificherei quelle ore al cielo: sdraiato sul ponte terrei gli occhi spalancati a seguire le evoluzioni delle stelle, dal tramonto fino all'alba, quando le prime luci si irradiano dall'orizzonte e a poco a poco coprono come un velo tutte le lampadine della notte. E' un po' come una notte al contrario.
Durante quella scura, di notte, lo spettacolo strabiliante sono le stelle cadenti. Qualche giorno fa ne ho vista una cosi' grande, lunga e brillante da credere che potesse cadere a pochi metri da noi. Tutto ad un tratto una palla di argento vivo ha squarciato il manto bruno della notte per poi cadere a parabola lungo l'orizzonte, proprio a mezza altezza dal mare.
A mano a mano che avanzava un giallo sempre piu' intenso bruciava a lasciare una scia netta e prolungata nel buio, tanto spessa e marcata da sembrare un solco. Ho avuto il tempo di vederla e girare di 180 gradi la testa per seguirne l'evoluzione. Quando poi la stella e' scomparsa, la scia si e' lentamente esaurita come la fiamma di un accendino agli sgoccioli di gas.

...salto nel tempo...

A proposito di stelle, qualcosa di incredibile sarebbe avvenuto di qui a qualche giorno.
La notte del 14 dicembre, verso le 5 ora locale, approcciavamo la costa della martinica dopo 14 giorni di navigazione oceanica.
A celebrare il nostro arrivo, in un incredibile atmosfera fra la notte e l'aurora, il cielo stellato e' esploso in un'eruzione di stelle cadenti piccole e grandi.
Uno strabiliante naturale spettacolo pirotecnico, una pioggia di stelle da far impallidire ogni notte di s. Lorenzo: in soli due minuti ne sono comparse piu' di 60 a togliermi la voglia di contarle.
Non ci si puo' immaginare un benvenuto migliore, che e' durato dino a che il sole non e' spuntato ad adombrare di luce abbagliante quello spettacolo incredibile....

COLPO DI CANNONE!

Atlantico, Islas Canarias
30 Nov 08:17 utc
course: 253*
28*00 N
16*27 W


Partiti!
Finalmente ieri sera e' arrivato il pezzo di ricambio. Alle 22:40 eravamo fuori dal porto a fare un test per poi lasciare i due manutentori a terra e partire per le 23:30 circa.
Procediamo a 8 nodi molto vicini a Gomera ( di cui distinguo la forma coronata di nuvole, e diretti alla punta di Hierro, che scapoleremo per puntare la Martinica. Per ora il vento e' debole o nullo ed avanziamo a motore con la mezzanin per stabilizzare.
Dovendo essere in Martinica entro il 14 dicembre (la barca deve iniziare a fare charter) bisogna far si' di tenere una media di 10 nodi, in modo da coprire in tempo le circa 2800 miglia che ci dividono dai Caraibi.
Andrew e Lauren, Peter e Cousim, Vasilij ed Io, saranno le 3 coppie ad alternarsi ai turni di guardia, cucina e pulizia. Guntar (il meccanico) e' esentato dai primi due compiti ma non dal terzo.
Il mio turno e' dalle 08:00 alle 12:00 e poi dalle 20:00 alle 24:00.
Con 1400rpm e 5000 litri di carburante possiamo reggere circa 2000 miglia di navigazione a motore (circa 20l per ora), il che vuol dire che abbiamo bisogno di almeno 4-5 giorni di un vento che ci spinga ad almeno 10 nodi; sono sicuro che ne troveremo ben di piu'....
Per adesso si aspetta, la barca comunque ha un genoa enorme, quasi un gennaker, ben 3 yankee, una vela di prua, una maestra con vela aurica in testa, ed una mezzana... dunque l'armo e' decisamente complesso e di certo in 7 non sara' facile gestirlo. Di certo non andremo mai a tutta tela, ma comunque staremo belli invelati (spesso sopra-invelati) date le pressioni del manager e del tempo... ma non mi preoccupa: Vasilij e' alla sua 18esima traversata, e' un capitano della marina russa, capitano di lungo corso di navi cargo e sicuramente velista esperto, non ho dubbi che tirera' fuori il meglio dalla barca.

martedì 18 dicembre 2007

MARTINIQUE!

After 15 days of sailing we finally reached Le Marine, Martinique.
Soon I will post photos and story about the crossing... be patient!
In the meantime I am looking for another boat to cruise the caribbean between one bath and one rhum....
take care!

martedì 27 novembre 2007

Fermi a Tenerife, bhe c'e' di peggio no?

26 Novembre 19:50 utc
Santa Cruz, Tenerife


Il porto rispende delle luci di tante barche: grandi e piccole, modeste e lussuosissime.
Oggi i Maxi ci sono sfilati di fianco, prendendo il largo per la Maxi-transatlantic.

Anche noi saremmo dovuti partire, ma i pezzi di ricambio tardano ad arrivare e cosi' restiamo qui, per lo piu' a fare piccoli lavori alla barca. POco male, dato che le regole di Vasilij sono chiare: "dry boat", ovvero non si beve in navigazione; ed io cosi' posso godermi le ultime birre prima dell'astinenza atlantica...

27 Nov 14:30

Mi sono tolto tutti gli sfizi. Prendendomi la mattinata libera per girovagare per Santa Cruz de Tenerife ho parlato con passanti e lavoratori, ho preso il sole in un parchetto, acquistato una versione della Divina in spagnolo, ed ho mangiato una bistecca al sangue in una piazzetta. Un gelato con un ombrellino sopra e dei kiwi a contorno, un sigarro fumato lentamente (il primo da quando ho lasciato milano) hanno completato l'opera: ora sono pronto ad affrontare l'Atlantico. Il motore dovrebbe essere a posto per oggi pomeriggio, lasceremo le canarie stasera, domattina al piu' tardi.

CROSSING!!!


I AM CURRENTLY CROSSING THE ATLANTIC HEADING CARIBBEAN!
UNTILL THE SECOND WEEK OF DECEMBER I WUOLD NOT BE ABLE TO CHECK E-MAIL AND COMMUNICATE, SO DON'T WORRY ABOUT ME AND SEE YA LATER!

ps. THOSE DAYS THIS BLOG HAS GOT OVER 400 VISITORS, WITH AN AVARAGE OF 20 VISITS PER DAY, FROM MORE THAN 32 COUNTRIES ALL OVER THE WORLD! THANK TO EVERYONE WHO IS TAKING THE TIME TO READ MY THOUGHTS AND SEND ME MESSAGES AND CONGRATULATIONS, IT'S REALLY BEAUTY TO ME TO KEEP IN TOUCH WITH ALL OF YOU SO KEEP GOING WRITING ME!

ABBRACCIONE,
MARCO

sabato 24 novembre 2007

COSAS DE LA VIDA

Las Palmas
25 Nov 12:21


Nel mezzo del parco Santa Catalina c'e' un bel bar con le sedie in legno ed i tavolini in stile liberty. Su uno di questi c'e' una tazzina da caffe mezza vuota ed un tacquino nero. Sul tacquino scorre morbida una penna nera mossa da un ragazzo che sorride.
Il ragazzo sorride perche' alzando gli occhi al cielo vede una palma che muove le foglie come fosse la lingua che parlasse, a dirgli che il vento e' fresco e soffia stabile: sara' una gran bella traversata.

Sulla strada per Agaeta, 13:38


Gli occhi si aprono e chiudono lentamente: il finestrino, quell'odore inconfondibile, il rumore dell'asfalto che scorre sotto di me mi ricordano che sono sull'autobus diretto al molo dei traghetti del porto di Agaeta.
Tra una sedia e l'altra sbircio il giornale del passeggiero di fronte a me, El Diario de Las Palmas. Un titolo scritto in maiuscolo mi riporta indietro all'indecisione di qualche ora fa: "COSAS DE LA VIDA" saggiamente mi viene ricordato. Penso a Helen, Charly, Joel. Ad If Only e a tutto il resto dell'equipaggio: mi mancheranno, ma sento di aver preso la scielta giusta.
Piu' o meno a quest'ora - ieri - Charly mi stava chiamando per annunciarmi tutto d'un fiato che i tedeschi se ne stavano andando e che dunque sarei potuto rimanere io a bordo di If Only. Era quello che si auguravano tutti (ed avevano fatto di tutto perche' accadesse) ed io ne ero molto lusingato. Senonche' giusto qualche ora prima avevo dato l'ok a Vasilij dicendo che sarei salito a bordo di Sintra oggi stesso.
Sono state 24 ore pensierose: prima che Charly mi chiamasse stavo gironzolando allegro per la citta' con la musica nelle orecchie, una splendida mattina di sole negli occhi, le parole di Vasco in bocca, una gran carica per il nuovo imbarco nel cuore e la mia nuova bici "presa in prestito" sotto ai piedi.
Mi sentivo leggero come una piuma e con il sole in faccia dovevo comunicare proprio l'immagine della felicita' se i passanti mi sorridevano e le ragazze ammiccavano.
Poi e' arrivata la telefonata e lentamente la strada sotto ai miei piedi e' sbocciata a V: da una parte avevo la possibilita' di rimanere con gli amici a fare una traversata di piacere, dall'altra l'occasione di salire su una stupenda barca d'epoca a fare una esperienza di navigazione nuova a fianco di persone esperte da cui avrei potuto imparare molto.
E poi c'era la parola data.
L'idea di chiamare Vasilij - che alla mia mente richiamava un Achab dei nostri tempi - e dovermi rimangiare la decisione presa mi creava piu' imbarazzo che non essere scoperto nella piu' ignobile delle azioni.
Quel rude capitano di lungo corso, col suo tatuaggio all'avambraccio e l'orecchino segno del passaggio a Capo Horn, con quello sguardo acuto - che doveva essere stato affilato dalla vista di ogni tipo di uomo, dal piu' abbietto al piu' nobile, in ogni angolo della terra ed in ogni porto dei sette mari - in fondo rappresentava un modello di cui volevo e voglio acquisire alcuni tratti. Disdire l'impegno preso, dimostrandomi altalenante ai suoi occhi, voleva dire portare ai miei occhi l'incapacita' di mantenere una decisione, per quanto il caso - ancora una volta a dimostrarsi beffardo e malizioso - avesse potuto regalarmi l'occasione di rimanere con degli amici e divertirmi.
Decisi di mantenere la parola, ed abbandonare gli amici.
COSAS DE LA VIDA, mi ricorda il signor Giornale: spesso giungiamo ad un bivio, molte volte vediamo benissimo quale sia la strada giusta, perche' e' troppo dura da prendere e lastricata di principi; ma a volte potersi ritrovare negli occhi degli altri a guardare se' stessi aiuta. A volte invece basta uno stomaco forte, ed il destino in mezzo ai denti.
Quel che importa e' non lasciare che le cose accadano e le decisioni prendano noi, invece che noi loro; perche' ogni volta che alleggeriamo il petto dal peso della responsabilita' stiamo in realta' rinunciando a diventare un po' piu' forti: irrobustiti da una decisione sbagliata o consolidati da una giusta non ha importanza, cio' che conta e' che stiamo crescendo.

OHHHHHH YEAAAHHHHHH !!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Tenerife
23 Nov 15:00

Ne e’ valsa la pena. L’alzataccia alle 6 del mattino dopo due notti praticamente in bianco (ieri mattina, dopo la festa, ho scoperto che non sarei riuscito a prendere il traghetto per tenerife che e’ passato ad oggi) con annessa corsa in bicicletta dall’altra parte della citta’ per prendere un traghetto che ovviamente ho perso per un soffio, ed infine la corsa disperata ad Ageata per saltare su una nave diretta alla mio stesso destino, hanno sortito i loro frutti.

Nel giro di 3 ore avevo parlato con tutte le barche del porto, incontrando un siciliano simpaticissimo ed un tedesco che voleva fare la traversata in solitario, ma che mi prenderebbe a bordo.
Ma la vera botta e’ arrivata all’ultimo, proprio come un gran finale. Distrattamente produco la solita frase di rito all’equipaggio di un ketch di 110 piedi (una bella barca d’annata completamente renovata): ben oltre le mie speranze, il Capitano Vasilij (russo marinaio di lungo corso che sembra uscito da un romanzo d’avventure), dopo una breve chiacchierata si dice entusiasta di prendermi a bordo… Ci sono poi un australiano molto simpatico e solare, due ragazze a fare hostess un meccanico ed un marinaio.
Si parte lunedi’, con la prua verso la Martinica!!!
Se tutto va bene questa barca puo’ tranquillamente superare i 10 nodi, il che vuol dire che potrei essere ai Caraibi in 10-15 giorni…
Fino ad allora pensatemi a cavalzare le onde dell’oceano!

UP & DOWN (On the mountains and in my soul)

Las Palmas
21 Nov 23:15


Il viaggio e' una bilancia per l'anima, serve a calibrarla. Funziona cosi': ogni tanto qualcosa va storto e allora un chicco di grana pesante che cade sul piatto fa risuonare la bilancia che vibra mentre l'ago si abbassa ed il piatto della felicita' s'alza alleggerito.
Altre volte una sabbia d’orata cala e fa sguizzare di nuovo in alto l’ago; succede quando ritroviamo il sorriso e tutto sembra bello e illuminato.
Il passare delle ore, scandito da quello degli alberi delle barche che in carrellata mi scorrono davanti agli occhi, mi confermano le miglia che faccio avanti ed indietro per i pontili; ed il passare dei giorni senza che questo viavai mi conduca ad una buona barca per continuare il mio viaggio, gettano una grandine di chicchi pesanti proprio sul piatto dello sconforto.
Lo sguardo sufficiente di uno sguattero sul ponte di una barca stupenda che butta come uno sputo all’acqua del porto le mie speranze quando mi risponde che non hanno bisogno di equipaggio, la testa bassa degli armatori che scattante evita il mio sguardo al minimo cenno che possa importunarli ancora, a volte persino la noncuranza con un cui la hostes mi porge un’altra birra, possono bastare a gettarmi nel piu’ nero degli umori.
Per fortuna dopo un po’ la bilancia si raddrizza con la stessa facilita’. Basta il sorriso d’una chica lungo il viale, due risate fatte con gente incontrata a caso al bar, l’incoraggiamento degli equipaggi con cui ho fatto casino la sera prima. Il semplice fermarmi a contemplare la bellezza di un viale all’ombra o dei complicati incroci della vita, che portano ad un tenero litigio una coppia che passeggia.

Oggi mi sento un dio, domani non sto in piedi…


Per ristabilire l’equilibrio oggi sono andato con Joel, Charly ed Helen a visitare un po’ l’isola. Abbiamo fatto un giro in macchina, una bella gita. Con la Kia affittata da Robert ci siamo persi per i paesini di Gran Canaria, fermandoci qua’ e la’ per un panino ed una birra. Poi abbiamo iniziato a scalare le montagne, raggiungendo anche il punto piu’ alto dell’isola: circa 2000 metri. Bello, bello davvero. Poi la compagnia ha parlato e parlato, ed e’ stata una buona occasione per stringere di piu’ l’amicizia.




Ora sono stanco morto sul ponte della nave. La scalata e’ stata bella ma intensa, e lassu’ c’era un vento gelido a cui non eravamo preparati. In piu’ stamattina mi ero alzato alle 6 e dopo la gita ho passato le solite due ore in biblioteca a mandare mail per cercare imbarchi. Il ritorno a piedi, verso la barca, col vento e la fredda aria di montagna ancora fra le orecchie mi ha davvero provato. Al mio ritorno avevano tutti finito di cenare, poco male: mi sono potuto concedere il lusso di un brodo caldo, cucinato da me, e di un po’ di solitudine per riposare.
Ora penso alla barca, un po’ preoccupato, ma sono felice perche’ tutti a bordo mi hanno dimostrato grande affetto cercando di fare di tutto purche’ io rimanessi.
Fra poco raggiungero’ gli altri alla grande festa con tutti gli equipaggi… ho un sorriso stampato sulla faccia, ed un cartellino con scritto “Free drink” nella tasca: la serata inizia sotto i migliori auspici….


Molo 3, puerto las palmas.
06:33 am.


E’ quasi l’alba.
La festa e’ stata grandiosa, ci siamo divertiti come pazzi coinvolgendo anche un sacco di altra gente di altri equipaggi. Gli altri sono tornati in barca cantando e dondolando verso le 5, io ho continuato a festeggiare ancora un po’… Nel bel mezzo delle danze ha iniziato a piovere, ed e’ stato bello dimostrare coi piedi e colle mani, con le camice buttate all’aria e i capelli inondati che non era certo la pioggia a fermare i festeggiamenti…

Una gentil donzella norvegese si e’ presa a cuore la mia salute, accertandosi che persistesse il sorriso ben stampato sulle mie labbra, ed ora scrivo queste righe sulla panchina del porto, con le gambe un po’ infiacchite ma l’anima alle stelle. Che nottata!
Aspetto che apra il baracchino per un caffe’, poi dovro’ andare a prendere il traghetto per Tenerife - non c’e’ tempo per dormire - devo cambiare porto per trovare un imbarco: qui l’arc ha inflazionato le cuccette, che come pensavo gli armatori occupano solo con amici oppure vendono a caro prezzo. Poco male, ho ricaricato le batterie e sono pronto ad andare a prendermi con le unghie e con i denti quello che il cielo a deciso di non far piovere dall’alto… d’altronde che gusto ci sarebbe?

Ascolto l’ipod e canticchio, arriva regalata dal tastino “random play”, precisa e opportuna… come la fortuna:
…la cambio io la vita che, non ce la fa a cambiare me…
portami al mare,
fammi sognare,
e dimmi che non vuoi morire…

(ovviamente nella versione piu' bella, cantata da vasco e curreri in sala di incisione...)

AQUI LO QUE HAI ES MUCHO CACHONDEO??...





Las Palmas 20 Nov 23:01 UTC
28*07’ N
15*25’ W


Contrariamente alla assolutamente infondata idea che avevo di Las Palmas oggi ho gironzolato per le viuzze davvero belle di una citta’ in gran movimento culturale. Gli edifici sono belli e vari, l’architettura e’ piacevole e fervente. Ho visto almeno 4 biblioteche e tutte sono aperte fino alle 9 di sera (alcune perfino oltre): hanno computers perfettamente accessoriati e funzionanti in cui ognuno puo’ fare quello che gli pare (da navigare veloci su internet a caricare foto o musica, da scrivere a vedere film, fino persino a masterizzare DVD!!!!). L’accesso e’ facile, immediato e gratuito, ben lontano dagli artifici e dalla burocrazia odiosa che vige tiranna (e scoraggia anche i piu’ temerari lettori) in terra nostrana.
Poi teatri nuovi e vecchi, Caffe, gallerie d’arte, statue, piazze, fontane e giardini. Con stupore ho seguito sprazzi di incontri in ben due circoli letterari.
Mi sono preso il piacere sottile di perdermi per le strade, fermandomi a bere un caffe', a dividere un gelato enorme con due studentesse in relax, a scoprirmi a parlare in lingue che non so, e di cose che non ho mai saputo. Sdraiarmi all'ombra di un parco dove si teneva un festival letterario.
E pensare che me la immaginavo divisa in due: zona porto/vela, e zona clubs mediterrane’...

Se potessi con te, Marziale mio,
godere di giorni senza tanti assilli,
disporre di vacanze fatte insieme
per applicarci a vivere davvero:
non frequenteremmo le anticamere dei potenti
nè le spigolosita’ della vita politica,
la noia del foro o le statue altere.
Quattro passi, due chiacchere, un buon libro.
E palestre, e spettacoli all’aperto.
Un viale umbroso, le terme, e la tranquillita’ d’un portico.
Questi i luoghi, e le attivita´. Poi basta.
Ma nessuno ormai vive più per sè,
e sentiamo i bei giorni correr via,
e mentre li perdiamo, ce li accreditiamo come benemerenze.
Quando mai, chi sappia viviere davvero, rinvia?


giovedì 22 novembre 2007

Limbo II

Las Palmas 19 Nov 20:01 UTC
28*07’ N
15*25’ W

E mo so cazzi.
Sono gia’ passati due giorni da quando ho appoggiato pieno di fiducia il piede sul pontile che mi avrebbe dovuto portare dritto dritto ad una miriade di barche in cerca di un giovane marinaio da imbarcare.
Di barche ne ho viste tante, di buone offerte poche.
Colpa dell’effetto “fashion”: la ARC e’ una regata molto “in” e gli armatori non ci hanno messo molto ad accorgersi che in giro era pieno di gente disposta a pagare “contributi spese” completamente fuori di melone per casse comuni in tasche armatoriali... Cosi’ non stupisce ormai sentirsi sparare cifre intorno (ed avolte ben oltre) i mille euro; quando una cambusa di tutto rispetto puo’ richiedere 150-300 euro a testa al mese.
Ovviamente non sono disposto a pagare una gabelle che superi il doppio di una cifra standard, pero’ e’ anche vero che a stare a terra senza una barca che mi ospiti mi andrebbe a costare anche di piu’...
Gli organizzatori, i ragazzi del bar, le cameriere, le hostes e persino i passanti mi incoraggiana sostenendo che gli ultimi giorni sono quelli in cui gli armatori si accorgono che una mano in piu’ non fa male, o che gli aerei ritardano, che le fidanzate piangono, e chi dovrebbe arrivare a bordo non arriva. Sinceramente spero di non doverlo verificare dalla parte di chi spera che accada...
Devo ammettere che quando oggi pomeriggio Robert mi ha detto che dopodomani arrivera’ il ragazzo scozzese - e dovro’ quindi liberare la cabina – e la mia mente ha cercato invano l’immagine confortevole della nuova cuccetta che avrei riempito una sensazione strana ha iniziato ad arrampicarsi su dalle mie gambe, mordicchiandomi le caviglie.
E’ stato qualcosa di simile alla tensione del primo giorno di scuola, con l’incognita di quale classe ed in quale banco sarai, mista alla incertezza di quando bambini si facevano le scuadre di calcio, con la paura e la vergogna di essere l’ultimi ad esser scelti.
Il punto e’ che se perdo il treno dell’ARC poi trovare un imbarco diventera’ davvero dura, ed in quella situazione non mi ci voglio proprio trovare.
In piu’ il fatto di dover trovare la barca non mi permette di godermi l’isola, dato che quando non sono alla Biblioteca Comunal a mandare un milione di mail devo consumare le suole delle scarpe avanti e indietro per i pontili, ad attaccare cartelli e bottoni indiscreti ad armatori che non ne possono piu’ di gente in cerca di imbarco.
Domani allora cerchero’ di dedicare un po’ di tempo a gironzolare ed oziare, come se fossi qui in vacanza senza dovermi preoccupare di dove dormiro’ domani e come mi spostero’ il giorno dopo... bisogna anche ricaricare le batterie del buon umore, per tirare fuori il meglio di se’ e convincere le persone a prenderti a bordo...

lunedì 19 novembre 2007

IL LIMBO

Las Palmas 18 Nov 18:37 UTC
28*07’ N
15*25’ W



Las palmas e’ tirata a festa. O meglio:il porto di Las Palmas e’ tirato a festa…(non credo che agli autoctoni gliene freghi piu’ di tanto di quelli che bene o male riterranno degli arricchiti che non hanno altro da fare nella vita che preoccuparsi di spostare la barca ai caraibi d’inverno e riportarla alla dieta mediterranea d’estate).
Comunque sia chi si trovasse a gironzolare per il Marina non potrebbe non avvertire un certo fermento nell’aria, con le barche vestite delle bandiere da parata a formare una selva colorata, piena di fronde svolazzanti le effigi dell’alfabeto marino e le bandiere di paesi lontani e vicini. Con il viavai di ragazzi col sacco in spalla che cercano un imbarco, e di armatori che non sanno come ammazzare il tempo fra un bar e l’altro; con i chiassosi bimbi spagnoli (ed i loro genitori tanto ciarlieri in diretta proporzione alle dimensioni) che ritirano premi e succhiano frappe’. Con gli spazzoloni che strusciano i ponti ponti delle barche piu’ belle, comandati avanti e indietro da divise verynice riempite da ragazzotti e ragazzotte piu’ o meno sorridenti.

Tutti camminano: vanno di qua e di la’. Non si capisce cosa fanno, pero’ vanno. E non lo capisci perche’ in fondo fermo non ci riesci a stare manco tu, trascinato da un ritmo e da quello che sembra un ballo del giorno di festa di un paesino di campagna.
E di fatto fermo non ci devo proprio stare, dato che ormai mancano pochi giorni (forse troppo pochi) alla partenza della regata e di annunci “crew available” in giro ce ne sono fin troppi.
Punto a vantaggio: gli annunci li strappano.
Punto a svantaggio: in qualita’ di annuncio, strappano anche il mio.
Somma zero: entra in gioco la tattica. Ovvero la sottile arte di mettere un annuncio in un posto che sia visibile, ma non troppo, non abbastanza da essere strappato… Mha, per ora I contatti che ho avuto vengono principalmente da internet.

A proposito sono giusto tornato da una barca. Mi accoglie un ragazzo simpatico e gentile: lo skipper. Due chiacchiere (ma ha studiato bene il mio cv e sa gia’ tutto su di me) e poi mi fa sedere in pozzetto mentre va a chiamare l’armatore.
Con la lentezza dell’ultima goccia d’olio che cerchi di far scendere da una bottiglia ormai vuota mi si para davanti un omone spagnolo sulla 50ina che mi scruta severo con una flemma quasi fastidiosa e la faccia torva di uno schivo montanaro dell’entroterra iberico. Capisco perche’ lo skipper simpatico e gentile sarebbe stato entusiasta di avermi a bordo…

Gran duol mi prese al cor quando lo ‘ntesi,
Pero’ che gente di molto valore
Conobbi che ‘n quel limbo eran sospesi.


Ecco, ora e’ il limbo. Lasciare una barca e’ un po’ come lasciare una donna: vuoi fare esperienze nuove, provare consistenze differenti, la vuoi piu’ bagnata, con la poppa piu’ grande o con la tuga piu’ stretta; piu’ alta o piu’ bassa, che rolli o che beccheggi. Se prima una veloce da regata ti teneva sempre all’opera ora ne vuoi una lenta da passeggio. A volte la cambi anche solo per cambiare letto… Ma il punto e’ che fra l’una e l’altra non e’ consigliabile far passare troppo tempo.
La voglia di trovare quella giusta non dev’esser fuorviata dall’utopia di quella “perfetta”, altrimenti ti passan tutte sotto al naso e rimani come un pirla sul molo: solo, e con la trappa in mano…

Cosi’ andammo infino a la lumera,
Parlando cose che ‘l tacere e’ bello,
Si’ com’era ‘l parlar cola’ dov’era.


domenica 18 novembre 2007

TERRA!! TERRA!

Las Palmas 17 Nov 23:00 UTC
28*07’ N
15*25’ W


Alle ultime luci del crepuscolo si distingueva gia’ una chiazza di luce e sberluccichi in mezzo al mare. Siamo arrivati in porto che e’ buio, ma non e’ certo la notte ad impedirci di vedere le centinaia di barche ormeggiate (e soprattutto di constatare che non c’e’ manco un buco per ormeggiarsi).

Decidiamo per il parcheggio selvaggio sul moletto galleggiante dell’autorita’ portuale, che come previsto si palesa in men che non si dica, ma almeno ci concede di sostare fino a domattina (giusto perche’ siamo iscritti all’Atlantic Rally for Cruisers).
Domani voglio alzarmi presto e mettermi subito alla ricerca di un’altra barca. Tutto sommato potrei anche continuare con If Only dato che Robert mi ha proposto di rimanere completamente spesato qualora mi occupassi della gestione barca, cambusa e turni in cucina (il che mi permetterebbe di sperperare quei 900 euri risparmiati ai caraibi, idea che mi alletta al quanto)
Ma il punto e’ che non sono ancora sicuro della prossima tappa: una alternative interessante potrebbe essere continuare a sud verso Capo Verde e quindi attraversare l’atlantico in direzione Brasile, visitare un po’ la terra della samba e del Rio e magari raggiungere Caracas dall’entroterra. A quell punto avrei meno tempo da dedicare ai Caraibi (dovendo essere a Panama per I primi di marzo) ed ancora meno tempo per una puntatina in America che avevo in mente da un po’.
Vedremo, per ora vado a farmi una doccia e a fare una passeggiata fra I pontili, magari c’e’ qualcuno che suona la chitarra in pozzetto…

VENTO, VENTO!

Atlantico 17 Nov 14:50 (utc+1)
28*40’ N
14*55’ W


Finalmente e’ arrivato! La barca fila per 224* bussola a 7/8 nodi, con un vento reale di 17/20 nodi che purtroppo ci arriva di bolina. Ci siamo inventati un sistema di burber vari per cercare di appiattire il genoa, che di certo non lavora bene, ma in mancanza di un fiocco non e’ che ci siano molte alternative.

In qeste condizioni dovremmo essere ormeggiati a destinazione entro stanotte. Nel frattempo parlo di politica con Robert (che – a dispetto del suo accento british – e’ mezzo pugliese, ed ora si spiega la somiglianza con Alvaro Vitali…). Mi confida che la madre lascio’ l’Italy quando lui era un bebe’ e successivamente non volle mai che lui imparasse l’italiano perche’ – dice – al tempo in inghilterra essere italiani non era un gran che…
Guardo un po’ preoccupato il genoa: or ail vento sta rinfrescando e la forma della vela non e’ producente, inoltre stiamo stressando troppo lo strallo ed il rollafiocco: meglio ammainare.

IO E LA MIA SIGNORINA, SCOPOLAMINA

Atlantico 14:20 (UTC+1)

La Scopolamina e' una donnina graziosa, dalla carnagione chiara, che mi bacia sul collo, proprio dietro l'orecchio.
I suoi baci affettuosi mi strappano dalle grinfie odiose di quella vecchia stronza della Nausea.
La Nausea sa il fatto suo: e' sul campo da molto piu' tempo della Scopolamina, e sa come irretire la mente di un uomo per renderlo inerme, e mettersi al centro dei suoi pensieri: conoscitrice del ritmo, chiede al Maestro Mare di metter su un valzer lento e dondolante, corrompe persino l'uscere del Cielo per far lasciar fuori la giovane e frizzante Brezzolina acche' non distragga la sua preda.
A quel punto si avvinghia e conduce in un ballo in cui tutte le membra si scuotono.. Quando ormai il corpo e' esuasto, e chiede di sedersi un po' sul divano, la Nausea lo segue maliziosa per sferrare l'ultimo attacco alla mente.
Sussurra nell'orecchio del malcapitato di lasciarsi andare all'immobilismo, quasi che riducendo al minimo i propri movimenti si potesse indurre le onde a smorzare i loro. A questo punto convince lo stomaco a non ordinare piu' alcun cibo ed allontana i pensieri dal corpo sodo e promettente dell'esuberante Adrenalina.
Cosi' facendo allunga una mano per rendere le luci piu'soffuse mentre cinge il collo e col calore delle sue membra avvolge la testa di una nebbia umida e confusa.
Bisogna resistere alle sue fatture, e non cedere al suo bacio, perche' ella e' in realta' una mantide religiosa che una volta affondata la lingua nella bocca del malcapitato ne rilascia un veleno acido che porta il marinaio a sbocchi tipo esorcista.
Che cosa si puo’ fare?
Bhe, non vale certo la pena di passare dall’altra sponda con quel frocio del Limone, e nemmeno trovar consolazione nella minuta, secca e rifinita Alicietta, disposta a tutto pur di essere cagata…
No, l’unica vera rivale della Nausea e’ la Scopolamina. Amante impareggiabile, sa come conquistare tutto il corpo partendo dal solo orecchio: scaccia il pensiero della Nausea, e salva il marinaio.
Certo ha le sue esigenze: bisogna andare a prenderla almeno due ore prima del Ballo, e di tanto in tanto tocca sorbirsi i pettegolezzi sul suo passato turbolento (storie di droga e torture, per far parlare qualche merlo), ma in compenso se le si fa bere qualche bicchiere in piu’ e’ capace di portarti in posti dai colori e dale forme magnifiche… si puo’ chiedere di piu’ ad un cerottino di 1 cm quadrato?

TEMPUS FUGIT?

Atlantico 16 Nov, 08:30 (UTC+1)
31*08' N
12*03' W


Devo dare il cambio di guardia a Robert, mi rigiro nella cuccetta in attesa che suoni la sveglia. Ma non e' il mio orologio, bensi' il rumore meccanico del motore che si spegne di colpo, che mi fa sobbalzare dal letto e correre in coperta.
Niente di grave: Robert ha spento il motore per controllare olio e filtri vari. Butto un occhio fuori e noto tristemente che quel poco di vento che si era alzato durante la notte, e che ci aveva permesso di aprire il genoa, ora e' completamente scomparso. C´e' di buono invece che la marea e' cambiata, ed ora le onde spingono la barca da dietro invece di abbattersi sul fianco.
Avanziamo a circa 6 nodi per 223*bussola. Fra circa 150 miglia dovremmo distinguere la costa di Lanzarote, che ci dividera' da Las palmas di altre 100 miglia.
Sperando in un po' di vento dovremmo raggiungere la nostra destinazione per domani sera.

Intanto le giornate sono scandite da piccoli eventi: una stella cadente particolarmente lunga e luminosa, una nuvola di forma strana, un'onda un po' piu' alta di altre... piccole cose a cui gradualmente si riprende l'abitudine a meravigliarsi. Ieri ho avvistato una balenottera – o meglio quella che le mie scarse nozioni di biologia marina mi permettono di classificare come “balena”.

Al terzo giorno di navigazione abbiamo coperto piu' o meno la dstanza che con l´aereo ho percorso in un paio d'ore. E' per questo che una delle regole di viaggio che mi sono imposto recita di evitare i voli: viaggiando per mare e per terra con i mezzi tradizionali riporta ai ritmi del sole e delle onde. Piano piano si riacquista la cognizione della nostra appartenenza al mondo, e tale acquiescienza spurga gli occhi permettendo di valutare da una nuova prospettiva la bramosa convinzione che fino a poco fa alimentava la volonta' che fosse il mondo ad appartenerci.
Strane idee ti fa accarezzare il dondolio del mare: concetti che fino a ieri erano tenuti a distanza dalla forza centrifuga della franesia milanese, ma che ora affiorano spontanei, innaffiati dalla calma e dai ritmi rallentati della natura. Sdraiarsi sul legno fresco del ponte ad ascoltare lo sciabordio dell'acqua che scorre lungo lo scafo, godere di un refolo di vento che ti accarezza i capelli, mentre gli occhi seguono i lenti e graduali movimenti delle nuvole che sul palcoscenico del cielo aperto disegnano immagini sempre nuove. Fiutare l'odore particolare della pelle bruciacchiata dal sole, e calmare la sete con un mandarino gustato lentamente, uno spicchio alla volta.
Questi si' che sono i “gusti veri della vita”, alla faccia degli amaro lucano e di quei falsi surrogati di felicita' a cui ci ha abituati una comodita' pret-a-porte' costruita agli angoli di una vita di corsa.
Qui non ci sono orari da rispettare, impegni da adempire, non ci sono sveglie ne' incombenze: “qui non arrivano gli ordini”...
Anche i mille accorgimenti che una barca richiede, e magari gli sforzi improvvisi, sono in armonia con l'ambiente. Non ci sono oneri: se un subitaneo rinforzo del vento mi porta a ridurre la tela non e' una fatica (a dispetto dell'energia che puo' costarmi). Non e' una fatica perche' le azioni sono complementari: il cielo emette il suo respiro ed io faccio la mia parte regolando le vele, che cosi' mantengono l'equilibrio di espirazione-inspirazione.
Fin tanto che si mantiene questa relazione di intesa complicita' l'equilibrio e' stabile e non c'e' spazio per attriti e fatiche, e la stessa nozione di appartenenza decade come artificiosa: si e' un tutt'uno.

THREE MEN ON BOARD.

Atlantico, 15 Nov, 15:00 (UTC+1)
32*28' N
10*20' W



Siamo al secondo giorno di navigazione, ed avanziamo a motore verso Las Palmas. Ieri finalmente Robert si e' convinto ad issare anche la randa di mezzana ed ora – a mio parere – non sarebbe male provare ad aprire anche il genoa, per cercare di sfruttare al massimo quel poco vento che abbiamo; e magari dare anche un po' di stabilita' alla barca. Infatti pur non essendoci molto vento il mare e' abbastanza formato: a volte arrivano onde anche di 4/5 metri e la barca rolla in maniera molto accentuata e lenta, sulle insistenti spinte del mare. In queste condizioni stare sottocoperta e' un po' una tortura e lo si limita a stare sdraiati in cuccetta, dove il forte rollio diventa quasi un dolce dondolio di culla.
Stando in coperta invece lo spettacolo e' stupendo, soprattutto di notte quando il cielo si accende di miliardi di stelle e la via lattea sembra una lunga crepa nella volta di una cupola immensa, al cui piano superiore si sta tenendo una festa al chiaro di luci brillantissime.

Di giorno, invece, dovunque posi lo sguardo c'e' Mare. Una distesa di Blu infinita, limitata solo dall'Azzurro del cielo. Questi sono i colori: blu, azzurro e bianco; nelle loro varie tonalita' (regolate dalla luce e dalla temperatura) avvolgono la barca e costituiscono tutto cio' che ci circonda.
Provando a sdraiarmi sul ponte con il naso all'insu' non riesco a vedere che una minima parte del cielo. E' la stessa sensazione che ho conosciuto nel Sahara, solo che qui i colori sono diversi perche' al posto delle dune gialle ci sono montagne di blu, ed al posto delle folate di sabbia c'e' la spuma delle onde. Ma sono le dimensioni ad essere uguali. Li', come qui, la sensazione e' che di colpo il mondo si sia ingrandito: il cielo e' cosi' grande che per vederlo tutto mi sembra di dover muovere 10 volte di piu' la testa di quello che farei normalmente.
E lo stesso vale per il Mare: l'orizzonte disegna un cerchio cosi' lontano in ogni direzione che mi sembra di essere su un altro pianeta.



Ci siamo divisi le guardie in turni di 5 ore, affidando al pilota automatico l'onere di mantenere la barra sulla rotta, una persona in coperta e' piu' che sufficiente: la visibilita' e' buona, il che permette di fare un controllo ogni 15 minuti e – se non ci sono navi in vicinanza e le condizioni sono stabili, si puo' dedicare il tempo fra un controllo e l'altro a cio' che piu' piace (che poi e': leggere, scrivere, fare qualche foto... Piu' che altro questo genere di navigazione ti permette di riflettere e dormire molto).

DOV’ERCULE SEGNO’ LI SUOI RIGUARDI

Gibraltar 13 Nov 15:00 (UTC+1)

L’un lito e l’altro vidi infin la Spagna,
fin nel Morrocco, e l’isola d’i Sardi,
e l’altre che quel mare intorno bagna.
Io e compagni eravam vecchi e tardi
quando venimmo a quella foce stretta
dov’Ercule segno’ li suoi riguardi,
accio’ che l’uom piu’ oltre non si metta:
Da la man destra mi lasciai Sibilia,
da l’altra gia’ m’avea lasciata Setta.




Dopo aver espletato le ultime formalita’ portuali, fatto il pieno di acqua e gasolio, e ciulato un parabordo al Queensway Marina abbiamo diretto la prua verso il tramonto per lasciarci alle spalle i confini del vecchio mondo. C’e’ un bel vento fresco che ci spinge, ed io mi siedo sul ponte con la schiena appoggiata all’albero di maestra a vedermi sfilare Tarifa a destra ed il Marocco a sinistra, mentre fra me e me recito l’unica cosa che si puo’ recitare in un’occasione del genere…
Con tutto genoa la barca scivola via veloce sull’acqua, il mare e’ tranquillo, ed io non vedo l’ora di essere nel bel mezzo dell’adriatico!

lunedì 12 novembre 2007

SO FEW THINGS ON BOARD AND SO MANY NAMES FOR THEM...

Opera naturale e' ch'uom favella,
ma cosi' o cosi', natura lascia
poi fare a voi secondo che v´abbella.

Sure enough, the first obstacle for a novice aboard a sailing vessel is the strange and uncomfortable dictionary. As somebody told, the sailor is a “xenophobist linguist”. Even the simplest thing on board changes name, as “thing” itself is a forbidden word. Names were already complicated enough in italian, now that I have to live, think, and above all sailing in english you can imagine the fun!
Even if my everyday english is quite good (as you can see ;-) I had to literally study some nomenclature pertaining to the whole world of sailing (from the engine to the boat, from the maneuvering to the electronics, from the harbour to the everyday chatting about the weather). So I found out some fun new words... for istance:
Se sentite parlare di “sea cock” non ha niente a che fare con organi genitali marini, e non e' nemmeno un'imprecazione contro sto cazzo di mare, si tratta invece delle “prese a mare” dei lavandini e scarichi vari... Similmente ci sono un sacco di false-friends. “Block” ad esempio non e' qualcosa che blocca, bensi' qualcosa che fa scorrere (ovvero un “bozzello”)... Se si parla di “partner” non si tratta della moglie dell'armatore ma della “mastra” (per i non addetti la parte della coperta attraverso cui passa l'albero) e se sentite “saloon” non pensate ad un western ma al “quadrato”. Il baglio massimo si chiama “beam” proprio come il Mr. comico inglese... Urlando “sheet in guy” non si sta prendendo in giro un povero ragazzo che si e' cagato addosso (anche se la pronuncia e' uguale), ma solo si chiede di “quadrare il tangone”. Molto democraticamente “boss” indica il mozzo, e molto romanticamente “starboard” sta per “dritta” mentre poco intuitivamente “port” non ha nulla a che fare col porto ma significa “sinistra”. “There is oilskin on pier” non significa che quel puzzone di pier ha la pelle bisunta, bensi' che "c'e' una cerata sulla banchina". Se il capitano vi chiede il “compass” si sta riferendo alla bussola, mentre se vi dice “check the dog vane” non si sta preoccupando del cucciolo di bordo ma del segnavento. Se vi urla “boom out” non vuol dire che sta per esplodere tutto, ma vuole che stralliate il tangone; mentre se vi chiede “check if there is any beacon foreward” non vuole un toast, ma si preoccupa di eventuali mede.

Tutto cio' mi ha fatto tornare con la memoria ai primi passi su una barca a vela in quel di caprera, quando novizio i termini marinareschi mi sembravano incomprensibili persino in italiano, e devo ammettere che mi ero dimenticato quanto possa essere difficile imparare un volabolario cosi' astruso... (Mi sono ripromesso di ricordarmene la prossima volta che qualche allievo in sardegna mi chiedera' quale “coso deve cosare”..).
Per adesso facciamoci due risate col buon vecchio pupazzi va....
A! IL TANGONE!

domenica 11 novembre 2007

DOV'ERCULE SEGNO' LI SUOI RIGUARDI, ACCIO' CHE L'UOM PIU' OLTRE NON SI METTA?


Gibraltar 11 November

Questi tre giorni li ho passati – oltre che a lavorare alla barca, leggere, cucinare e mangiare – a girovagare per Gibilterra. E' davvero una citta' che porta i segni delle culture che l'attraversano.
Uscito dal call-center dove ho stampato i miei cartellini-annuncio-cercoimbarco (mi porto avanti per la traversata atlantica) sono stato attirato dallo sguardo di una biondina catturato attraverso la finestra d'angolo di un tipico pub inglese. Cosi' sono entrato ed ho ordinato una Tennets. Purtroppo l´unica bionda con cui mi sono bagnato le labbra e' stata quella, dato che l'altra era accompagnata da uno zelante fidanzato, e non ha voluto scambiare piu' di qualche sorriso. Cosi' seduto al tavolo ho tagliato i cartellini col mio coltello, e dopo aver chiesto al barman se potevo metterne uno nel bagno sono uscito per ripetere ancora un po' quella frase.

Ma il punto e' che dopo il tipico pub inglese dove ho bevuto una Tennets (e tipicamente non ho beccato un cazzo) mi sono imbattuto in un “Simbad Cafe” che sembrava trasportato pezzo-pezzo (compresi quelli che ci stavano dentro) da Marrakesh. Poi lungo la strada per il Marina Bay (dove ragazzine in minigonna ridacchiavano in spagnolo) ho incrociato frotte varie di ebrei dal cappello alle scarpe. Tornando, dopo, ho visto chiese di cristianesimi vari, negozi di elettronica gestiti da pakistani, e – se avessi voluto – avrei potuto prendere un bigmac take-away proprio vicino al bastione centrale delle vecchie mura di difesa che portano ai giardini botanici (allestiti ai tempi con piante importate dal sudafrica).
Questa e' Gibilterra: parla inglese ma pensa e vive in tante altre lingue.
Dalle scimmie alle marmitte dei tamarri spagno-marocchini, dal cinema che chiude alle 22:30 al bazar tutto-alimentari-alcolici-souvenir-drizze&scotte che vende sony vaio di ultima generazione. Un mosaico di culture e stili, di costruzioni ed attivita' mica tanto ben legati; anzi completamente puntiformi e giustapposti.
Questo e' anche il fascino delle citta' di confine; e Gibilterra come Tangeri, come Panama e Colon, e come tante altre, indubbiamente ne e' impermeata.

sabato 10 novembre 2007

PLANNING STAGE...

Gibraltar 09 Nov
36*08'N
05*21'W

Planning stage... that is: to let one's imagination loose on all kind of possibilities. Ma come dice il buon Jimmy (Cornell, per i marinai giramondo o aspiranti tali un must...) "Yet translating dreams into reality means that a lot of practical questions have to be answered".
Questa potrebbe essere la frase che riassume il significato e lo scopo del viaggio che voglio compiere. I miei interessi, la mia indole, e non ultimi i miei studi, mi hanno sempre portato a riflettere sul possibile ed il paradossale, sul concettuale e sull'astratto. Anche quando si riflette su questioni pratiche, di fatto, si fa teoria. Come ci ricorda ironicamente Jogi Berra "In theory there is no difference between practice and theory. In practice there is." In fin dei conti quello che voglio e' vedere se poi davvero le idee e le cose sono dello stesso mondo...
NELLA PROSSIMA PUNTATA IF ONLY CROSSING PILLARS OF HERCULES!

IF ONLY, IF ONLY, IF ONLY...


Gibraltar 08 Nov
36*08'N
05*21'W

Mi sono svegliato presto, ma ho preferito restare a sonnecchiare fino alle 11, tanto piu' che anche Joel ha dormito fino a tardi, e Robert (l'armatore di "If only" la barca con cui raggiungero' le canarie) sarebbe arrivato solo dopo pranzo. L'altra sera infatti ci ha lasciti soli sulla barca: lui ha una casa qui vicino, ed Angela ci ragiungera' alle canarie con il resto dell'equipaggio.

Siamo al Queensway Marina, e ieri sera abbiamo gia' scoperto i primi problemucci: l'inverter continuava a saltare e non abbiamo potuto usare ne' pompa dell'acqua, ne' cucina (che chissa' perche' hanno scielto elettronica, che ciuccia un sacco di batteria e da sempre brighe)...

Non ho capito se Robert ha capito quale sia il problema, comunque abbiamo staccato tutte le batterie tranne una, ed ora non salta piu'. Penso che il piano sia di caricarle una alla volta.
Ad ogni modo le cose da fare sono un bel po'... Come mi ha giustamente confidato Joel oggi pomeriggio: "this boat seems to have been in a harbour too much". Ed infatti dentro e' tutto in giro, l'albero va ricalibrato, e dobbiamo montare un bompresso per il gennaker, infilare una drizza nell'albero e fare tante altre piccole cose. Spero davvero che almeno per martedi' riusciremo a lasciare Gibilterra.

If Only e' un ketch di 80 piedi, con lo scafo in acciaio e gli interni lavorati su misura in legno. Non ha veleggiato molto, giusto dall'inghilterra a qui; ma sembra solida e gli interni sono spaziosi e comodi. E' piena di ogni tipo di diavoleria elettronica (dall'aria condizionata alla lavatrice, dal compressore per le bombole ad un motorino che serve per aprire una cassettiera con dentro i piatti) e se il detto di moatissie e' vero, qua' dentro e' un tripudio di cose che potenzialmente possono rompersi e di conseguenza rompere le palle di chi ci naviga insieme. Comunque sembra preparata con sufficiente cura, ed ho buone speranze che per il breve periodo che dovrebbe ospitarmi tutto funzioni ed i confort si comportino da bravi confort...

ALTRE FOTO NELL'APPOSITA SEZIONE... ASAP...

Si accendono le luci.

Sevilla, 7 Nov 10:00am

La Luce.
Se la mia avventura fosse una piece teatrale inizierebbe con il rumore sordo ed inconfondibile delle luci di scena che illuminano il palco... ed e' proprio cosi' che e' iniziata. Solo che al posto dei riflettori c'e' il tiepido ma splendente Sole autunnale, ed invece dei sordi rumori da palcoscenico c'e' il brulicare di una Siviglia che si sta svegliando. Ma e' la Luce, con questo Sole improvviso e diverso da quello milanese autunnale che mi ha colpito. Si' - ho pensato - il giro del mondo comincia!

Malaga, 14:15pm

Il viaggio in treno e' passato liscio, purtroppo ho dormito secco e non ho potuto godermi la stupenda Andalusia... Al bar designato ho puntato due inglesi magri seduti ad un tavolino con l'aria molto british&sailing. Purtroppo alla domanda "Are you Robert?" l'omino mi rispondeva con uno sguardo stupito ed una voce mi chiamava da un lato... era Angela. Una donna sulla sessantina un po' tarchiatella e dai capelli corti grigi si accompagnava ad un uomo dalla corporatura simile e le unghie zozze e rotte... il vero Robert! Al loro tavolo un ragazzo, Joel, che dunque NON era la biondina svedese su cui si tenevano le mie speranze. Comunque tutti e 3 sembrano simpatici anche se i nostri "inglesi" sono un po' diversi... Robert e Angela parlano British puro, mentre Joel ed Io abbiamo ogniuno il suo inglese, messo su chissa' come e chissa' dove, e che ovviamente risente di influssi vari, non ultimo la nostra nazionalita'.
Per quel che mi riguarda le difficolta' stanno nel fatto che su una barca a vela ci sono miliardi di termini specifici (idraulici, meccanici, elettrici, velici e scaramantici) di cui non conosco la pronuncia o che non conosco affatto. Ovviamente sapevo che sarebbe stato cosi' e spero solo che l'esperienza ed il tempo mettano una - anzi molte di piu' - "buone parole" nel mio vocabolario...

Ready, Steady, Go!

Milano, 7 Nov. 4:30am

Una sensazione strana mi percorre in questo momento. L´ho gia´ provata. Mentre mi dirigevo a suon del Blasco dal Vecchio un certo non so che mi cuoceva la pelle dall'interno. Era simile a qualcosa gia' provato in passato, ma con punte di novita' assoluta: non era proprio Paura e non aveva gli isterismi dell'Ansia... Una sensazione strana, che nasce dallo stomaco ma si manifesta nel petto: l'ho riprovata anche prima di scrivere queste righe alla luce del pullman che mi porta ad Orio al Serio; e poco fa - quando ho tentato inutilmente di dormire un'oretta tra la fine della valigia ed il taxi per la stazione. E' come una pesantezza che fa massa al centro del petto e - per la legge di gravita' - attira giu' i pensieri, ed in orbita confusa li sconquassa e li fa scontrare. Cosi' che si arriva a pensare di tutto...
Una partenza come un'altra? Non so, lo si potrebbe pensare. Pero' non mi sono mai sentito cosi'... Qualcosa di diverso c'e'... forse le aspettative del Viaggio... forse la consapevolezza che saro' gettato nel Mondo a vedere davvero cosa so fare; fin dove portero' i miei piedi e cosa riusciro' a prendere dai posti e dalle persone che incontrero'.
Questo penso, mentre l´autobus sfreccia nelle 4 del mattino di questa autostrada buia, a tratti macchiata di giallo dalle luci laterali e da quelle di capannoni larghi e bassi; e qua dentro fa un caldo cane!

martedì 6 novembre 2007

BET AND WIN!

Started only with his hands and a great shouting how many miles would He can handle? Will He crash or smash? Around the world race is started..

PLACE YOUR BET!

69 hours 2000/1 3 month ??/1 "Vado a comprare le sigarette..." 1/1
5 days 1900/1 6 month ??/1
1 month ??/1 12 month ??/1

lunedì 5 novembre 2007

Three books that you'll bring in a world trip.

“...le ho studiate a fondo, e con grande zelo, filosofia, giurisprudenza e medicina, ed ahimè anche teologia. Ed eccomi qui, povero pazzo,e ne so quanto prima...”
Goethe, Faust

Before listing my selection of books I chose to bring with me, I would like to know what could be your choices.

Let list your top 3 books as a comment of this post, and debate the choices of the others!

venerdì 26 ottobre 2007

Preparazione.... Il Sacco del marinaio.


Milano, 26 Ottobre 2007
21:55 pm
45°27’49” N
9°11’17” E
“l’Homo Maritimus avveduto porta sempre con sé un po’ più del necessario, vuole essere in grado di fronteggiare l’imprevisto… tira fuori il rimedio utile al momento giusto… Il sacco non è un deposito alla rinfusa, ma un insieme di cose pratiche che testimoniano dell’esperienza vissuta e della serietà con cui ci si prepara per ogni evenienza.”
Così recita il vecchio trombone Gamba-di-Legno Glenans… e non si può dargli torto… il Buon Ismaele di Moby Dick invece nel sacco ci ficcava solo un paio di camice e maglioni, ma va bhe: erano altri tempi.

Per quel che mi riguarda invece, l’esperienza mi ha fatto odiare il sacco ben presto: poco pratico, senza tasche e scompartimenti, tenere in ordine le cose e tirarle fuori all’occorrenza è un delirio… l’unico vantaggio è che è perfetto da trasportare/stivare e la sua semplicità è anche madre di robustezza e maneggevolezza. Ciononostante io mi organizzo sempre in modo diverso:
Un piccolo zaino stagno garantisce asilo alla strumentazione elettronica (telefono, ipod, macchina fotografica, eventuale pc) con tutti i caricatori/alimentatori/batterie di riserva del caso; un cambio asciutto completo, la torcia da testa (che deve essere leggera ma potente, resistente all’acqua, e con un led rosso, per poter guardare vicino senza poi avere abbaglio se si deve guardar lontano) ed il taccuino moleskine con la sua penna.
In una borsa con tanti scompartimenti – invece – metto tutto il resto: gli stivali sono assicurati nella retina superiore, cerata completa (a portata di mano) in una delle tasche laterali dotate di prese d’aria, dove posso mettere a far asciugare anche gli indumenti umidi. Il sacco a pelo è sacro (assicura buone dormite) ed infatti è ultracompatto e leggero (= salvaingombro, pur essendo a due piazze…;-) e in materiale sintetico (= antiumidità ed estremamente termico): vale la pena di spendere qualche dollaro in più per un buon prodotto e di stivarlo sempre chiuso in un sacco di plastica per evitare che si bagni. Un’altra innovazione tecnica che è valsa l’investimento riguarda accappatoio e telo bagno/spiaggia: la spugna è pessima in barca; rimane umida e puzza, bagnata pesa un sacco ed anche asciutta occupa troppo spazio. La microfibra invece è leggerissima, si riduce a pochi centimetri, è antibatterica, assorbe 4 volte tanto ed asciuga in 10 minuti… meglio di così! Io ho un accappatoio ed un grande stuolo milleusi (ripiegato fa da asciugamano, aperto in spiaggia ci si stà in due spaparanazati, può fare anche da lenzuolo, arrotolato è un ottimo cuscino, etc…).
Sempre per rimanere sulle cose “tecniche”, una vera manna sono i pantaloni ed il maglione in pile, anche questi tengono caldo, ma non fanno sudare; sono antiumidità e antibatterici, non puzzano se bagnati, e basta strizzarli per farli asciugare in poco tempo. Dello stesso materiale, un paio di calze termiche assicurano benessere totale al piede protetto dagli stivali nelle lunghe notti di tempesta, ed un girocollo/passamontagna completa l’abbigliamento “da guerra”, ovviamente corazzato dalla cerata completa.
Per i climi più miti, ma in cui bisogna comunque coprirsi e non soffrire l’umidità, ci sono pantaloni e magliette con le stesse caratteristiche, ma molto più traspiranti e leggere (in polyamide, cosiddetti “base layer”) a cui basta sovrapporre qualcosa di leggero, ma impermeabile, per non bagnarsi se piove o la coperta è spazzata dalle onde (una giacca a vento leggera e comoda, per ripararsi anche dal vento va più che bene).
Per le giornate di sole cocente invece, un paio di pantaloncini fast-dry (con tasche per attrezzi e rinforzi nei punti di usura) vanno benissimo e si possono usare anche per fare il bagno (sempre che i documenti, soldi, accendino & co siano al sicuro in una busta stagna assicurata con un cimino, utilissima anche quando si scende a terra).
Per il resto il bagaglio comprende un paio di cambi in “borghese”: camicie, un panta lungo, un golfino…
Poi c’è il beauty case, oltre alle cose ovvie contiene il sapone che permette di lavarsi con acqua di mare. Un case con qualche medicinale di emergenza assicura autonomia in ogni caso: da decathlon vendono dei pacchetti perfetti con dosi monouso di medicamenti vari molto utili. A cui aggiungere: dissenten (se scappa, cagarsi addosso mentre fai il figo con la bella di turno parlando della bellezza del mare non è bello) , tachipirina, aspirina, buscopan, antibiotico, malox e geffer (per pettinarci lo stomaco), antistaminico, cortisone, ed una crema sole/idratante per le scottature.
Una figata che ho scoperto di recente, e che mi permette di bere anche con 40 nodi, un rollio della madonna e tutte e due le mani impegnate, senza neppure versare una goccia è la “Camel Bag”: ovvero molto semplicemente un sacchetto di plastica stagno, apribile, pulibile e riempibile come meglio si crede, collegato ad un tubo/cannuccia da cui servirsi tipo flebo… Non proprio il massimo dell’estetica, ma pratico nei momenti difficili.
Fondamentali sono gli occhiali da sole, che per chi viaggia vicino all’equatore difendono da seri rischi di danni alla vista non abituata a quel sole: devono avere una montatura che ripari anche la parte laterale vicino all’occhio, e se hanno le lenti polarizzate tanto meglio.
Viaggiando da solo trovo utile portarmi dietro un lucchetto a combinazione, ed un cavo – anch’esso a combinazione – tipo quelli da bici/motorino (se non per legare i bagagli possono sempre essere utili da dare in testa a chi te li vuole fregare :-).
Il coltello chiaramente è sempre a portata di mano ed è un pezzo fondamentale del bagaglio del marinaio, se non del marinaio stesso. Un attrezzo leatherman può servire in qualche occasione, anche se in barca c’è sempre la cassetta degli attrezzi, e a terra poche occasioni di necessità, motivi per cui io non lo amo, e preferisco sgravarmi del peso.
Un appendino di quelli da campeggio (ripiegabile in pochissimo spazio) ed una piccola amaca (che deve essere molto leggera) sono utili in mille occasioni: soprattutto la seconda assicura il riposo anche usata come telo anti-rollio.
Un bicchiere con tappo (tipo campeggio) permette di bere in tranquillità anche con mare formato e di avere un oggetto personale che assicura l’igene in caso di “appestati” a bordo; ma anche semplicemente di bere da una fontana senza farsi venire il torcicollo, con classe ed eleganza (grazie Alberto, a cui devo anche l'idea del mappamondo gonfiabile: eccezionale per fantasticare sulle rotte future, ed avere uno sguardo d'insieme su quelle passate).
Cavatappi per uno come me è un undicesimo dito, e ci sono affezionato: lo porto sempre con me.
Qualche stroppetto, delle mollette, un rotolo di nastro isolante, e delle buste di plastica (in cui si possono mettere i vestiti con una bustina di the, per mantenerli asciutti a qualsiasi grado di umidità ambientale) completano l’equipaggiamento.
Ovviamente qualcuno dei mie libri preferiti.
Ore 01:25am … Il bagaglio c’è, ora si tratta di prendere il volo…

“Adesso vi sentite pronti ad infilare la prua nella schiuma, come dice il marinaio bretone che naviga tra le onde imbiancate dal vento.”

giovedì 27 settembre 2007

ABOUT ME


LOOKING FOR A BOAT....

Marco Furio Ferrario
Born 28 May 1984
Weight: 65Kg
Height: 1,75m
Body-build: agile but strong

Full medical and legal insurance coverage up to Nov 2010, Europ Assistance.







Curriculum Vitae (marine)



Contacts
E-MAIL marco.furio.f(AT)gmail.com
CELLPHONE +393286926558 SKYPE: marco.f.skype
HOME ADDRESS Viale Monza 38, Milano 20127, Italy
Present Location CHECK THE BOX ON RIGHT SIDE!


BIOGRAPHICAL SKETCH
Born in Milan, Italy, 28th May 1984. Grown up in Italy, I have traveled around and about Europe and parts of Africa, my journeys always reflected the main nuance of my character: a deep and broad curiosity satisfied only by a direct and close contact with the subject of matter.
Excellent relational capacity, natural communication attitude.
I am laid back, clean and healthy. Hard working and energetic. Flexible and tolerant.

Willing to take on cleaning, polishing, and running maintenance duties as well as the more fun activities on board a boat.
Willing to follow the captain’s and crew’s way and rules, both on sailing and living-on-board styles.

Really easy-going and always looking for fun and good time in good company.
Athletic skills: good in climbing and experienced sailor and instructor, the practice in those fields have enhanced my ability to get along with people in very stressful and keyed up situations in which communication skills and ability to manage large groups are fundamental to maintain the crew’s concentration and reach the expected goals.
Height: 1,75m Weight: 65Kg Body-build: agile but strong


LUGGAGE
( = I will not fill up your boat with my stuff ;-)
I normally travel with a small soft bag (75x45x34cm, 85litres) and a little 100%waterproof backpack for electronic devices, documents and emergency pieces of clothing (31x12x45cm, 30litres). Luggage may be reduced to match space availability.

EDUCATION
University Vita Salute San Raffaele, Milan
BA IN PHILOSOPHY (2007)
Graduated WITH HONORS (110/110 Summa cum Laude)
DISSERTATION TITLE: Being has two ways: lie or live (Individuality of things and of living beings)

SAILING EXPERIENCES
Now. The last year I spent it entirely on the sea. I have been sailing from Europe to New Zealand, through Panama canal, getting on 7 different boats along the way, working occasionally, always having great fun and meeting good people.
November 2007. I have about 10.000 miles of sailing experience both on cruising and racing. I start my first round of the world, join sailing boats for different legs.
From 2005 I started working as Dinghy (Basic, Improvement, and Advanced) Sailing instructor.
From 2004 I started racing: Pirelli Trophy (costal and long/ Bowman – Main Sheet), Zegna Tro-phy(costal / Main Sheet), Cetacei Regatta (long / helmsman – main sail trimmer), CorsicaXtutti (long / helmsman – main sail trimmer), La Spezia Winter Championship (costals / main sail trimmer).
From that year I started sailing regularly and frequently (I spent about 3 months per year on board).
I took offshore-licence and I started to sail on my own.
2000-2004. Sailing recreationally and occasionally on dinghy (laser, laser 2000, 420, 470) and different cruisers.
1999. I approached sailing when I was 14, attending basic and advanced courses both on dinghy and sailing vessels in some sailing schools.

LIVING ON BOARD CRITICAL SKILLS
Yes, I can cook very well (typical Italian dishes especially).
Easy-going and tolerant. Flexible and polite. I can follow the boat’s rule.

RACING CRITICAL SKILLS
Can stay focused for long time, can adjust sleeping time to accommodate sailing needs. Extremely passionate and fast learner.

COMPUTER SKILLS
High proficiency of MS Windows environment, and MS Office applications.
High proficiency of Mac environments, some knowledge of Linux and Unix distributions.
Natural intuition and familiarity with technology in general, good command of Hardware.


LANGUAGES
Italian mother tongue.
Good command of written and spoken English.
Some Spanish.
Survival French.

Good comprehension of written Latin and Ancient Greek.


PROJECTS AND AIMS
I want to take a sabbatical year to “travel the world and the seven seas”! From November 2007 I will sail heading west jumping from one boat to another, hoping to find nice and interest people willing to take me in the crew for small or long crossing. The path of the journey will be continuously on building but more or less I will follow the classic trade winds’ itinerary to circle the globe:
November(07) – March(08): Balearic Islands – Gibraltar – Canary Islands – Atlantic Ocean – Caribbean
March – May: Colòn – Panama Canal – Galapagos – Pacific Ocean
May – August: Marquesas Islands – French Polynesia
September- October: Cooks Islands - Vavau - Tonga
November: New Zealand
December: Australia
January - Febuary: Indonesia - Malaysia - Thailand
March: Indian ocean crossing to Sri lanka - Maldives
April - May: Maldives - Seychelles
June - July: Madagascar - Africa OR Red Sea
August: make my way up to the mediterrean sea, where ever I will be, to be back in Italy for September 2009... really?

This is in my mind now, but possibly I will change this path accordingly with the boats and people I will meet.

EXPECTATIONS
Easy going, nice and polite people. Willing to enjoy the pleasure of traveling and sail the world.
I’m open to any kind of opportunities that can bring me along in my journey so both commercial (paid) and recreational (private) sails.
I would like to be part of the crew in all respects and so be able to discuss the route and similar things.
I could play different role: from deckhand to first mate, watch-keeper, cook (but I prefer not exclusively), experienced mate or passenger. Or I simply could be a good travel mate, always willing to help and have fun.