sabato 10 novembre 2007

IF ONLY, IF ONLY, IF ONLY...


Gibraltar 08 Nov
36*08'N
05*21'W

Mi sono svegliato presto, ma ho preferito restare a sonnecchiare fino alle 11, tanto piu' che anche Joel ha dormito fino a tardi, e Robert (l'armatore di "If only" la barca con cui raggiungero' le canarie) sarebbe arrivato solo dopo pranzo. L'altra sera infatti ci ha lasciti soli sulla barca: lui ha una casa qui vicino, ed Angela ci ragiungera' alle canarie con il resto dell'equipaggio.

Siamo al Queensway Marina, e ieri sera abbiamo gia' scoperto i primi problemucci: l'inverter continuava a saltare e non abbiamo potuto usare ne' pompa dell'acqua, ne' cucina (che chissa' perche' hanno scielto elettronica, che ciuccia un sacco di batteria e da sempre brighe)...

Non ho capito se Robert ha capito quale sia il problema, comunque abbiamo staccato tutte le batterie tranne una, ed ora non salta piu'. Penso che il piano sia di caricarle una alla volta.
Ad ogni modo le cose da fare sono un bel po'... Come mi ha giustamente confidato Joel oggi pomeriggio: "this boat seems to have been in a harbour too much". Ed infatti dentro e' tutto in giro, l'albero va ricalibrato, e dobbiamo montare un bompresso per il gennaker, infilare una drizza nell'albero e fare tante altre piccole cose. Spero davvero che almeno per martedi' riusciremo a lasciare Gibilterra.

If Only e' un ketch di 80 piedi, con lo scafo in acciaio e gli interni lavorati su misura in legno. Non ha veleggiato molto, giusto dall'inghilterra a qui; ma sembra solida e gli interni sono spaziosi e comodi. E' piena di ogni tipo di diavoleria elettronica (dall'aria condizionata alla lavatrice, dal compressore per le bombole ad un motorino che serve per aprire una cassettiera con dentro i piatti) e se il detto di moatissie e' vero, qua' dentro e' un tripudio di cose che potenzialmente possono rompersi e di conseguenza rompere le palle di chi ci naviga insieme. Comunque sembra preparata con sufficiente cura, ed ho buone speranze che per il breve periodo che dovrebbe ospitarmi tutto funzioni ed i confort si comportino da bravi confort...

ALTRE FOTO NELL'APPOSITA SEZIONE... ASAP...

Si accendono le luci.

Sevilla, 7 Nov 10:00am

La Luce.
Se la mia avventura fosse una piece teatrale inizierebbe con il rumore sordo ed inconfondibile delle luci di scena che illuminano il palco... ed e' proprio cosi' che e' iniziata. Solo che al posto dei riflettori c'e' il tiepido ma splendente Sole autunnale, ed invece dei sordi rumori da palcoscenico c'e' il brulicare di una Siviglia che si sta svegliando. Ma e' la Luce, con questo Sole improvviso e diverso da quello milanese autunnale che mi ha colpito. Si' - ho pensato - il giro del mondo comincia!

Malaga, 14:15pm

Il viaggio in treno e' passato liscio, purtroppo ho dormito secco e non ho potuto godermi la stupenda Andalusia... Al bar designato ho puntato due inglesi magri seduti ad un tavolino con l'aria molto british&sailing. Purtroppo alla domanda "Are you Robert?" l'omino mi rispondeva con uno sguardo stupito ed una voce mi chiamava da un lato... era Angela. Una donna sulla sessantina un po' tarchiatella e dai capelli corti grigi si accompagnava ad un uomo dalla corporatura simile e le unghie zozze e rotte... il vero Robert! Al loro tavolo un ragazzo, Joel, che dunque NON era la biondina svedese su cui si tenevano le mie speranze. Comunque tutti e 3 sembrano simpatici anche se i nostri "inglesi" sono un po' diversi... Robert e Angela parlano British puro, mentre Joel ed Io abbiamo ogniuno il suo inglese, messo su chissa' come e chissa' dove, e che ovviamente risente di influssi vari, non ultimo la nostra nazionalita'.
Per quel che mi riguarda le difficolta' stanno nel fatto che su una barca a vela ci sono miliardi di termini specifici (idraulici, meccanici, elettrici, velici e scaramantici) di cui non conosco la pronuncia o che non conosco affatto. Ovviamente sapevo che sarebbe stato cosi' e spero solo che l'esperienza ed il tempo mettano una - anzi molte di piu' - "buone parole" nel mio vocabolario...

Ready, Steady, Go!

Milano, 7 Nov. 4:30am

Una sensazione strana mi percorre in questo momento. L´ho gia´ provata. Mentre mi dirigevo a suon del Blasco dal Vecchio un certo non so che mi cuoceva la pelle dall'interno. Era simile a qualcosa gia' provato in passato, ma con punte di novita' assoluta: non era proprio Paura e non aveva gli isterismi dell'Ansia... Una sensazione strana, che nasce dallo stomaco ma si manifesta nel petto: l'ho riprovata anche prima di scrivere queste righe alla luce del pullman che mi porta ad Orio al Serio; e poco fa - quando ho tentato inutilmente di dormire un'oretta tra la fine della valigia ed il taxi per la stazione. E' come una pesantezza che fa massa al centro del petto e - per la legge di gravita' - attira giu' i pensieri, ed in orbita confusa li sconquassa e li fa scontrare. Cosi' che si arriva a pensare di tutto...
Una partenza come un'altra? Non so, lo si potrebbe pensare. Pero' non mi sono mai sentito cosi'... Qualcosa di diverso c'e'... forse le aspettative del Viaggio... forse la consapevolezza che saro' gettato nel Mondo a vedere davvero cosa so fare; fin dove portero' i miei piedi e cosa riusciro' a prendere dai posti e dalle persone che incontrero'.
Questo penso, mentre l´autobus sfreccia nelle 4 del mattino di questa autostrada buia, a tratti macchiata di giallo dalle luci laterali e da quelle di capannoni larghi e bassi; e qua dentro fa un caldo cane!

martedì 6 novembre 2007

BET AND WIN!

Started only with his hands and a great shouting how many miles would He can handle? Will He crash or smash? Around the world race is started..

PLACE YOUR BET!

69 hours 2000/1 3 month ??/1 "Vado a comprare le sigarette..." 1/1
5 days 1900/1 6 month ??/1
1 month ??/1 12 month ??/1

lunedì 5 novembre 2007

Three books that you'll bring in a world trip.

“...le ho studiate a fondo, e con grande zelo, filosofia, giurisprudenza e medicina, ed ahimè anche teologia. Ed eccomi qui, povero pazzo,e ne so quanto prima...”
Goethe, Faust

Before listing my selection of books I chose to bring with me, I would like to know what could be your choices.

Let list your top 3 books as a comment of this post, and debate the choices of the others!

venerdì 26 ottobre 2007

Preparazione.... Il Sacco del marinaio.


Milano, 26 Ottobre 2007
21:55 pm
45°27’49” N
9°11’17” E
“l’Homo Maritimus avveduto porta sempre con sé un po’ più del necessario, vuole essere in grado di fronteggiare l’imprevisto… tira fuori il rimedio utile al momento giusto… Il sacco non è un deposito alla rinfusa, ma un insieme di cose pratiche che testimoniano dell’esperienza vissuta e della serietà con cui ci si prepara per ogni evenienza.”
Così recita il vecchio trombone Gamba-di-Legno Glenans… e non si può dargli torto… il Buon Ismaele di Moby Dick invece nel sacco ci ficcava solo un paio di camice e maglioni, ma va bhe: erano altri tempi.

Per quel che mi riguarda invece, l’esperienza mi ha fatto odiare il sacco ben presto: poco pratico, senza tasche e scompartimenti, tenere in ordine le cose e tirarle fuori all’occorrenza è un delirio… l’unico vantaggio è che è perfetto da trasportare/stivare e la sua semplicità è anche madre di robustezza e maneggevolezza. Ciononostante io mi organizzo sempre in modo diverso:
Un piccolo zaino stagno garantisce asilo alla strumentazione elettronica (telefono, ipod, macchina fotografica, eventuale pc) con tutti i caricatori/alimentatori/batterie di riserva del caso; un cambio asciutto completo, la torcia da testa (che deve essere leggera ma potente, resistente all’acqua, e con un led rosso, per poter guardare vicino senza poi avere abbaglio se si deve guardar lontano) ed il taccuino moleskine con la sua penna.
In una borsa con tanti scompartimenti – invece – metto tutto il resto: gli stivali sono assicurati nella retina superiore, cerata completa (a portata di mano) in una delle tasche laterali dotate di prese d’aria, dove posso mettere a far asciugare anche gli indumenti umidi. Il sacco a pelo è sacro (assicura buone dormite) ed infatti è ultracompatto e leggero (= salvaingombro, pur essendo a due piazze…;-) e in materiale sintetico (= antiumidità ed estremamente termico): vale la pena di spendere qualche dollaro in più per un buon prodotto e di stivarlo sempre chiuso in un sacco di plastica per evitare che si bagni. Un’altra innovazione tecnica che è valsa l’investimento riguarda accappatoio e telo bagno/spiaggia: la spugna è pessima in barca; rimane umida e puzza, bagnata pesa un sacco ed anche asciutta occupa troppo spazio. La microfibra invece è leggerissima, si riduce a pochi centimetri, è antibatterica, assorbe 4 volte tanto ed asciuga in 10 minuti… meglio di così! Io ho un accappatoio ed un grande stuolo milleusi (ripiegato fa da asciugamano, aperto in spiaggia ci si stà in due spaparanazati, può fare anche da lenzuolo, arrotolato è un ottimo cuscino, etc…).
Sempre per rimanere sulle cose “tecniche”, una vera manna sono i pantaloni ed il maglione in pile, anche questi tengono caldo, ma non fanno sudare; sono antiumidità e antibatterici, non puzzano se bagnati, e basta strizzarli per farli asciugare in poco tempo. Dello stesso materiale, un paio di calze termiche assicurano benessere totale al piede protetto dagli stivali nelle lunghe notti di tempesta, ed un girocollo/passamontagna completa l’abbigliamento “da guerra”, ovviamente corazzato dalla cerata completa.
Per i climi più miti, ma in cui bisogna comunque coprirsi e non soffrire l’umidità, ci sono pantaloni e magliette con le stesse caratteristiche, ma molto più traspiranti e leggere (in polyamide, cosiddetti “base layer”) a cui basta sovrapporre qualcosa di leggero, ma impermeabile, per non bagnarsi se piove o la coperta è spazzata dalle onde (una giacca a vento leggera e comoda, per ripararsi anche dal vento va più che bene).
Per le giornate di sole cocente invece, un paio di pantaloncini fast-dry (con tasche per attrezzi e rinforzi nei punti di usura) vanno benissimo e si possono usare anche per fare il bagno (sempre che i documenti, soldi, accendino & co siano al sicuro in una busta stagna assicurata con un cimino, utilissima anche quando si scende a terra).
Per il resto il bagaglio comprende un paio di cambi in “borghese”: camicie, un panta lungo, un golfino…
Poi c’è il beauty case, oltre alle cose ovvie contiene il sapone che permette di lavarsi con acqua di mare. Un case con qualche medicinale di emergenza assicura autonomia in ogni caso: da decathlon vendono dei pacchetti perfetti con dosi monouso di medicamenti vari molto utili. A cui aggiungere: dissenten (se scappa, cagarsi addosso mentre fai il figo con la bella di turno parlando della bellezza del mare non è bello) , tachipirina, aspirina, buscopan, antibiotico, malox e geffer (per pettinarci lo stomaco), antistaminico, cortisone, ed una crema sole/idratante per le scottature.
Una figata che ho scoperto di recente, e che mi permette di bere anche con 40 nodi, un rollio della madonna e tutte e due le mani impegnate, senza neppure versare una goccia è la “Camel Bag”: ovvero molto semplicemente un sacchetto di plastica stagno, apribile, pulibile e riempibile come meglio si crede, collegato ad un tubo/cannuccia da cui servirsi tipo flebo… Non proprio il massimo dell’estetica, ma pratico nei momenti difficili.
Fondamentali sono gli occhiali da sole, che per chi viaggia vicino all’equatore difendono da seri rischi di danni alla vista non abituata a quel sole: devono avere una montatura che ripari anche la parte laterale vicino all’occhio, e se hanno le lenti polarizzate tanto meglio.
Viaggiando da solo trovo utile portarmi dietro un lucchetto a combinazione, ed un cavo – anch’esso a combinazione – tipo quelli da bici/motorino (se non per legare i bagagli possono sempre essere utili da dare in testa a chi te li vuole fregare :-).
Il coltello chiaramente è sempre a portata di mano ed è un pezzo fondamentale del bagaglio del marinaio, se non del marinaio stesso. Un attrezzo leatherman può servire in qualche occasione, anche se in barca c’è sempre la cassetta degli attrezzi, e a terra poche occasioni di necessità, motivi per cui io non lo amo, e preferisco sgravarmi del peso.
Un appendino di quelli da campeggio (ripiegabile in pochissimo spazio) ed una piccola amaca (che deve essere molto leggera) sono utili in mille occasioni: soprattutto la seconda assicura il riposo anche usata come telo anti-rollio.
Un bicchiere con tappo (tipo campeggio) permette di bere in tranquillità anche con mare formato e di avere un oggetto personale che assicura l’igene in caso di “appestati” a bordo; ma anche semplicemente di bere da una fontana senza farsi venire il torcicollo, con classe ed eleganza (grazie Alberto, a cui devo anche l'idea del mappamondo gonfiabile: eccezionale per fantasticare sulle rotte future, ed avere uno sguardo d'insieme su quelle passate).
Cavatappi per uno come me è un undicesimo dito, e ci sono affezionato: lo porto sempre con me.
Qualche stroppetto, delle mollette, un rotolo di nastro isolante, e delle buste di plastica (in cui si possono mettere i vestiti con una bustina di the, per mantenerli asciutti a qualsiasi grado di umidità ambientale) completano l’equipaggiamento.
Ovviamente qualcuno dei mie libri preferiti.
Ore 01:25am … Il bagaglio c’è, ora si tratta di prendere il volo…

“Adesso vi sentite pronti ad infilare la prua nella schiuma, come dice il marinaio bretone che naviga tra le onde imbiancate dal vento.”