Atlantico
12 Dec 18:30 utcDopo i segni di logorio alle manovre non hanno tardato a manifestarsi quelli ben piu' nefasti ai nervi dell'equipaggio.
Chi piu', chi meno, ciascuno ha avuto occasione di esternare una piccola parte del peggio di se'.
E' curioso osservare le differenti modalita' attraverso cui persone con storie e culture diverse si abbandonino all'irrazionale quanto momentaneamente inebriante sfogo di rabbia, noncuranza, o egoismo ottusi e qualunquisti.
C'e' chi scoppia in invettive chiassose contro tutti e tutto, chi se la prende perversamente con il piu' debole di turno, chi si chiude in se' lanciando subdolamente messaggi agli altri per farsi compatire, chi fa sfoggio ostentato di volgarita' e menefreghismo, chi si da malato o troppo occupato (in qualche oscura e segreta impresa) per dare una mano.
Pur potendo vantare di essere fino ad ora l'unico a non essere ancora caduto in uno di questi sfoghi, ho avuto anch'io il mio momento di cedimento.
Dopo giorni di grandi fatiche mi sono oggi appressato alla cucina per cercare qualcosa da mettere sotto ai denti. Nel forno, una bella bistecca di maiale mi guardava ammiccante. Sapevo che la porcellina era promessa sposa a qualcuno - per la legge aurea della razzionalizzazione delle provviste che vige sovrana a bordo - ed ero anche sicuro che quel qualcuno non aveva ne' la mia faccia, ne' il mio stomaco che ora gorgogliava nel ricordo della sorella porcellina assaporata la sera prima.
Sapevo che ne avrei privato qualcuno, eppure l'avevo gia' divorata.
Il cornuto, mazziato, e soprattutto affamato, non ha tardato a manifestarsi: con tutta la diplomazia di cui ero capace ho cercato di scusarmi e di rammaricarmi sinceramente per aver torto il pane di bocca ad un
mate, offrendomi anche di riparare confezionando un pasto alternativo.
Purtroppo la bocca affamata era quella di Peter (il primo ufficiale) che si e' prodigato in una manifestazione di iracondia e volgarita' degna di un randagio a cui hanno sottratto l'osso.
Senza fare un plisse, l'ho invitato a calmarsi e gli ho promesso un sandwich, facendo finta di non dare il minimo conto alla valanga di insulti che mi ha riversato addosso.
Peter e' un "quaquaraqua'" - come direbbe Sciascia. Uno di quelli convinti di mostrare valore ostentando espressioni volgari, uno di quelli che abbassa i toni col padrone, e li alza col garzone.
Gli ho portato un bel piatto con diverse cibarie, prosciutto e formaggio, e mi sono seduto ad aspettare che sbollisse la rabbia e si scusasse per le parole sbraitate. Non e' successo, poco male: l'infantile mancanza di controllo dimostrata e peggio ancora la mancanza di sicurezza per scusare una sfuriata, gliela si legge in faccia quando cerca di strapparmi un sorriso benevolo con qualche battuta. A volte mi fa talmente pena che evito di infierire, ma per lo piu' cerco di risparmiarmene la superflua compagnia.
Quando saremo a terra mi assicurero' che il suo intelletto limitato abbia ben compreso il disprezzo che provo nei suoi confronti.
Daltronde in mare i litigi non servono a nulla e degenerano invece di sbollire ed evaporare la discordia; con calma - in porto - mi togliero' lo sfizio di ricordargli come lui sia crollato in un isterismo da bambinetto, ed io in tutta rispota o mantenuto la calma e gli ho fatto un panino.
Sara' anche un crogiolarsi vanesio, ma a volte e' dolce la consapevolezza di esser stati la soluzione, e non il problema.